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Fermo: Don Ciotti, omicidio Emmanuel segno di un deserto culturale diffuso

07 Jul Fermo: Don Ciotti, omicidio Emmanuel segno di un deserto culturale diffuso

07.07.2016 | Agenzie varie

‘Non ci accorgiamo di quanto le nostre vite, le relazioni, siano ammalate, svuotate di umanita’ (AdnKronos) – “Si passa il tempo a discutere di banche, di borse, di conseguenze della ‘Brexit’ – ed è giusto, gli effetti dell’economia ricadono sulla vita di tutti noi – ma intanto non ci accorgiamo di quanto queste nostre vite, le loro relazioni, siano ammalate, svuotate di senso e di umanità”. Lo afferma don Luigi CIOTTI, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, commentando l’omicidio di Emmanuel a Fermo e la morte violenta di Beau a Roma, “il segno di un deserto culturale diffuso, di una crescente negazione della dignità della persona”. “C’è una violenza che cova già nelle parole, nelle etichette, negli appellativi sprezzanti – dice don Ciotti -. Troppi in questi anni hanno speculato sul tema della sicurezza. C’è chi ha costruito consenso dipingendo lo ‘straniero’ come un nemico, un violento, un usurpatore. La politica stessa, salvo coraggiose eccezioni, ha assecondato e alimentato la deriva, o si è nascosta dietro distinguo formali come quelli tra ‘profugo’ e ‘migrante economico'”. “Non c’è da stupirsi poi se qualcuno – rispolverando magari odiose teorie razziste – si senta autorizzato a passare ai fatti, convinto che il problema non siano la povertà e la disoccupazione, la corruzione e le mafie, ma le persone che arrivano nel nostro Paese nella speranza di trovare una nuova vita”, aggiunge il fondatore di Libera.

Migrante ucciso: don Ciotti, violenza cova nei linguaggi (Ansa) – “Sui temi dell’immigrazione non basta commuoversi, bisogna muoversi”. E’ il messaggio lanciato da Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, e Carlo Petrini, presidente di Slow Food dal palco di Piazza Duomo all’Aquila, in occasione dell’inaugurazione del Festival della Partecipazione, promosso da ActionAid Italia, Cittadinanzattiva  e Slow Food Italia, insieme al Comune dell’Aquila. “L’omicidio di Emmanuel – ha detto Don Ciotti – e’ il segno di un deserto culturale diffuso, di una crescente negazione della dignita’ delle persone nel nostro Paese. C’e’ una violenza che cova nei linguaggi, un naufragio delle coscienze. Non basta condannare la violenza, occorre bonificare le paludi dell’indifferenza e dell’egoismo che rendono possibile tutto questo”. Secondo Don Ciotti, “serve una grande rivoluzione culturale per affrontare un tema come quello dell’emigrazione. Quanto accaduto ci pone domande ed interrogativi su quello che sta succedendo in un’Europa che sta calpestando le sue radici”. Anche per Petrini, “la cultura e’ fondamentale per affrontare il tema delle migrazioni. “L’esodo importante cui assistiamo e’ destinato ad aumentare ha spiegato -. Per questo il nostro popolo deve ricordare, avere memoria di quanto accaduto in passato, quando erano i nostri nonni a partire. La scuola deve dire chi siamo stati, cosa abbiamo fatto, raccontare della gente umile che lasciava le sue terre. Questo e’ il nostro Paese”. Lo stesso Paese in cui, ha sottolineato Petrini, “oggi gli immigrati tengono in piedi piu’ della meta’ del Made in Italy alimentare. Sono o non sono nostri fratelli?”, si e’ domandato il presidente di Slow Food.



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