Il fondatore del Gruppo Abele scrive alla Cgil in sciopero: «Dobbiamo fare in modo che tutti possano lavorare con giusta retribuzione, nella necessaria sicurezza e nella garanzia di poter progettare un futuro per se stessi»
«Ero con voi il 23 marzo 2002 al Circo Massimo per i difendere i diritti dei lavoratori e continuerò ad esserlo. Vivo con grande preoccupazione questo momento di crisi. Crisi significa povertà. Povertà materiale ma, prima ancora, povertà etica, politica, culturale. Povertà dei diritti e delle opportunità che devono essere riconosciuti a ciascuno, senza eccezioni, perché questa è la base della democrazia.
Il lavoro è parte fondamentale della vita e della dignità delle persone, un bisogno prima ancora che un diritto. Dobbiamo fare in modo che tutti possano lavorare con una giusta retribuzione, nella necessaria sicurezza e nella garanzia di poter progettare un futuro per se stessi e per i propri cari.
Provo sofferenza, disorientamento per le tante morti sul lavoro, ma anche per le troppe persone che il lavoro lo perdono. La depressione, le fatiche sono ormai tali da spingere molti al suicidio. La disperazione colpisce i lavoratori e anche gli imprenditori. Provo sofferenza per queste fragilità che affiorano senza che si faccia abbastanza per intercettarle, per dare loro una speranza, un sostegno. E provo indignazione - anzi disgusto - per le tante forme di sfruttamento, per non dire schiavitù, che colpiscono le persone immigrate arrivate nel nostro paese. Non ci sono possono essere cittadini di serie A e di serie B, né garanzie differenziate: i diritti o sono universali o non sono diritti.
Ma voglio concludere con un invito e un augurio. L'invito, "categorico", è quello di essere insieme il 20 marzo prossimo a Milano in occasione della Quindicesima "Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie", per ricordare, tra gli altri, i tanti sindacalisti che hanno pagato con la vita la loro opposizione alle organizzazioni criminali. L'augurio e l'esortazione è che i tre sindacati - e con loro tutte le realtà della società civile e responsabile - superino le loro divergenze e trovino al più presto un accordo. Questa è una battaglia che possiamo vincere soltanto unendo le forze, facendo prevalere le ragioni del "noi" su quelle dell'"io", impegnandoci tutti per superare gli individualismi e gli egoismi e perché prevalga dovunque il comune desiderio di costruire giustizia».
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