Il Gruppo Abele nasce nel 1965 come realtà di accoglienza. Ben presto, però, si accorge che l'accoglienza è fondamentale ma insufficiente: ha senso occuparsi delle persone in difficoltà se non si fa qualcosa per rimuovere le cause culturali e sociali della loro emarginazione?
E' da questa domanda che sorge nel Gruppo l'esigenza di un'attività culturale. Cultura significa questo, per noi: che il servizio, l'accoglienza, la comunità devono essere affiancati da progetti che incidano sulla coscienza degli "inclusi", affinché cresca il senso di prossimità e di giustizia sociale, e diminuiscano gli egoismi e le forme d'indifferenza che generano emarginazione.
Cultura vuol dire prendersi cura delle relazioni umane, senza le quali ci sarà sempre più bisogno di accoglienza. Ma, proprio per questo, significa che il lavoro sociale deve essere sganciato dalle categorie ambigue e neutrali della beneficenza, dell'assistenza, e condotto a quelle dell'impegno politico in senso lato, della messa in gioco per il bene della comunità.
E' lungo questo solco che sono nate tutte le realtà culturali del Gruppo Abele, dall'Università della Strada nel 1978, prima realtà in Italia ad occuparsi della formazione degli operatori sociali, a tutti gli strumenti costruiti per promuovere la riflessione e l'attenzione sui temi sociali (il Centro Studi, Documentazione e Ricerche, le Edizioni Gruppo Abele, le riviste Animazione sociale e Narcomafie, la libreria Torre di Abele, il settore Giovani).
La stella polare di questo nostro cammino è la strada. Strada come luogo di domande e di bisogni, di fatiche e di ferite, ma anche di possibilità e di cambiamenti. Spazio di una diversità umana, sempre in cammino, che è gemella della varietà della vita. Luogo di persone e non di problemi, di una complessità da affrontare restando semplici, essenziali, veri.
Strada, infine, come sorgente e non come oggetto di sapere. Il nostro credere nella cultura ha come scopo le persone, la qualità e libertà delle loro vite. Sono sempre loro, infatti, a fornirci le domande e le contraddizioni dalle quali partire, a obbligarci a ripensare le nostre motivazioni, a ridefinire metodi altrimenti destinati a invecchiare. A far sì che la cultura, lungi dal diventare sterile e compiaciuta erudizione, continui a misurarsi con la coscienza dei limiti e a coltivare l'incontro con l'altro come il bene più prezioso, la via che trasforma lo stupore del mondo in ricerca di verità.