
Una "riserva di democrazia", l'hanno definita. Da salvaguardare, tutelare, consultare e tramandare, così da trasformare gli archivi in veri e propri centri di promozione della memoria e della cultura. Per questo è nato il portale Rete degli archivi per non dimenticare, che a partire da oggi, quarta giornata nazionale della memoria delle vittime delle stragi, renderà disponibili e consultabili le fonti esistenti sui temi legati al terrorismo, alla violenza politica e alla criminalità organizzata. "Battere il terrorismo - ha detto questa mattina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - fu una "pietra miliare" nella storia dell'Italia unita: di qui la nostra inestimabile gratitudine a quanti hanno pagato con la loro vita. Si sfoglino quelle pagine, ci si soffermi su quei nomi, quei volti, quelle storie. Non dimenticheremo - ha sottolineato Napolitano - e anzi opereremo perché l'Italia non dimentichi, ma tragga insegnamenti e forza da quelle tragedie".
Alla rete degli archivi (consultabile su www.memoria.san.beniculturali.it) aderiscono archivi di Stato di tutto il Paese, soprintendenze archivistiche e numerosi archivi privati, oltre a centri di documentazione e alle associazioni che da anni lavorano per conservare e tutelare la memoria storica del nostro Paese riguardo a terrorismo, violenza politica e criminalità. Tra le associazioni che hanno aderito alla rete c'è anche il Gruppo Abele, il cui Centro studi raccoglie e conserva 810 ml di materiali prodotti da Gruppo Abele, Libera, Lila e Cnca dal 1965 ad oggi: si tratta di documenti cartacei (testi di interventi, relazioni di incontri, appelli, articoli, progetti...), grafici (pieghevoli, manifesti, illustrazioni, bozzetti), fotografici, video e audio. Una riserva di memoria e impegno che da oggi si lega ad altre centinaia di riserve. Fino a costruire, come auspicato dal presidente della Repubblica, una rete di parole "pesanti come pietre, che resteranno più forti di qualsiasi dissennato manifesto affisso sui muri della Milano di Emilio Alessandrini e Guido Galli".
(Federica Grandis)
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