Da sempre il Gruppo Abele si occupa di ragazzi e ragazze che vivono sulla loro pelle l'esperienza della strada, che hanno meno opportunità e sono più a rischio di esclusione sociale. Se ieri questi erano soprattutto i ragazzi che arrivavano a Torino dal Mezzogiorno e dal Nordest, oggi sono giovani migranti stranieri, ragazzi che corrono il rischio di reclutamento da parte della microcriminalità, che spesso fanno uso di sostanze stupefacenti e vivono in solitudine o in clandestinità. O che semplicemente vivono con difficoltà un percorso di integrazione in una società non sempre accogliente. Accanto a queste realtà si manifestano sui territori di periferia "nuovi" segnali di disagio sociale da parte di giovani italiani, all'interno di un quadro generale che esprime un senso di fatica, manifestata soprattutto dagli adulti, nel riconoscere e costruire senso di comunità.
Pallastrada
L'educativa di strada per minori stranieri del Piano Giovani del Gruppo Abele nasce nel marzo del 2007 con il progetto Pallastrada, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo nell'ambito del progetto Nomis, Nuove opportunità per minori stranieri. Pallastrada, che opera nel quartiere Barriera di Milano, prende il nome dal gioco, una sorta di calcio da strada, descritto da Stefano Benni nel romanzo La compagnia dei Celestini. Nome scelto non a caso, perché lo sport e il gioco sono gli strumenti che gli operatori utilizzano per favorire l'incontro con e tra i ragazzi stranieri che frequentano parchi, piazze e giardini di Torino.
Stradivaris
Nel marzo 2008 è iniziato il progetto Stradivaris, sostenuto dalla Fondazione Crt, che ha permesso di intervenire in nuovi quartieri: Madonna di Campagna, Borgo Vittoria, San Paolo. La formula e le finalità sono le stesse: il gioco e lo sport come attività socializzanti che permettono di costruire relazioni coi giovani migranti, non accompagnati o di seconda generazione. L'équipe di Stradivaris vede la presenza di mediatori culturali di lingua araba e rumena. Il loro intervento aiuta a superare la barriera linguistica con i migranti arrivati da poco a Torino, ma soprattutto facilita l'incontro con i ragazzi e le famiglie, e la reciproca comprensione dei diversi sistemi culturali.
Castello
Da giugno 2010 ha preso avvio un ulteriore progetto, realizzato al quartiere Castello di Nichelino, grossa città nella cintura Sud di Torino. La questione centrale è rappresentata dalla sostanziale negazione di spazi fisici e relazionali per i giovani, nei pensieri e nelle pratiche del quartiere e della città. Situazione che ha creato momenti di conflitto generazionale rilevanti. La strategia dell'intervento è pertanto di lavorare in due direzioni. Da un lato costruire occasioni e momenti in cui i giovani incontrati possano mettersi in gioco e sperimentare le proprie risorse e potenzialità, con l'obiettivo di restituire loro un'immagine sana di gruppo e un senso di comunità. Dall'altro operare affinché gli adulti possano trovare modalità per rielaborare la propria disponibilità ad accogliere i bisogni di riconoscimento, e in prospettiva di coinvolgimento, presentati, spesso in maniera scomposta, dai giovani.
Giocare, partecipare, imparare
Adolescenti rumeni, marocchini, italiani, tunisini, moldavi, peruviani, senegalesi, rom partecipano alle attività e le progettano insieme agli operatori: dalla partita di calcio e pallavolo al torneo di ping pong e calciobalilla, dalla gita in montagna alla visita al museo, dalla formazione di una squadra per l'iscrizione a un campionato di calcio, alla partecipazione agli incontri sulla cittadinanza del progetto Albachiara alla progettazione di percorsi di formazione e di lavoro.
A bordo campo, tra una partita e l'altra, si creano occasioni per l'ascolto, il dialogo, l'espressione da parte dei ragazzi di esigenze e richieste. Si organizzano così dei momenti per preparare l'esame di fine corso o l'interrogazione del giorno dopo, per fornire informazioni su come e dove cercare lavoro, su come accedere alle opportunità di formazione e agli altri servizi sul territorio. Si costruiscono dei percorsi di accompagnamento e sostegno, utilizzando le risorse dei vari progetti - dalle borse di inserimento lavorativo ai gettoni presenza per il sostegno scolastico - oppure rivolgendosi alla rete dei servizi pubblici e privati con cui si lavora a stretto contatto.
Parte non secondaria del lavoro è il contatto e la conoscenza con le famiglie degli adolescenti. L'obiettivo è sostenerle nel loro compito educativo, aiutandole ad orientarsi rispetto a un modello educativo, quello italiano, differente da quello del paese di origine.
Come parte di Nomis, dal 2009 è attivo il progetto La scuolina errante, un intervento che vede impegnati operatori e volontari dell'associazione in un lavoro di inserimento, sostegno scolastico e alfabetizzazione con bambini e adolescenti rom dell'insediamento spontaneo di Lungo Stura Lazio.
BIM (Bus Informativo Mobile)
Dal giugno 2010 è partito un servizio gratuito per stranieri, il BIM (Bus Informativo Mobile), lo sportello che porta le informazioni in piazza. In due mercati rionali di Torino (piazza Crispi e piazza Bengasi), gli operatori - tra cui mediatrici culturali di lingua araba e rumena - offrono informazioni su documenti di soggiorno, scuola e formazione, ricerca e normative e di lavoro, accesso ai servizi pubblici e privati della città. Il progetto è sostenuto da Fondazione CRT.
Giovani
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