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povertà

L'Europa volta le spalle ai suoi poveri?

Circa 43 milioni di persone nei soli Paesi dell'Ue non possono permettersi un pasto caldo al giorno. Un particolare che certo non ignorano i sei (ricchi) Paesi che fanno parte di quel consorzio di Stati "ispirato - come dice la Costituzione europea - dalla volontà dei cittadini e degli Stati d'Europa di costruire un futuro comune" e che proprio nel 2010 (anno internazionale per la lotta alla povertà) avevano promesso maggior impegno a favore degli indigenti. Nonostante ciò, Germania, Regno Unito, Svezia, Olanda, Danimarca e Repubblica Ceca si sono opposti lo scorso 20 settembre in consiglio Agricoltura al ripristino del programma di aiuti europei a favore dei banchi alimentari, che in base ad una sentenza del 2009, dovevano essere azzerati entro il 2013, a causa di un'illegittimità formale rilevata dalla Corte europea (i fondi non dovevano essere prelevati da quelli destinati alle politiche agricole, ma da quelli destinati alle politiche sociali dell'Ue).
Lanciato nel 1987 sotto la presidenza Delors della Commissione europea con una dotazione di circa 100 milioni di euro, il programma di aiuti alimentari a cui i paesi possono partecipare su base volontaria, è arrivato a distribuire alimenti - per lo più provenienti dalle giacenze, quindi destinati al macero - per quasi 500 milioni di euro solo nel 2009: oltre 400 mila tonnellate di cibo, con cui nell'ultimo anno è stato possibile distribuire pasti a circa 13 milioni di indigenti in 19 dei 27 paesi della Ue, in particolare in Italia, Polonia e Francia. Per i prossimi due anni l'Ue ha già stanziato i 500 milioni di euro annui destinati a sostenere il piano alimentare di solidarietà, ma servono certezze per il futuro, fino al 2014, anno in cui, con la nuova programmazione finanziaria dell'Ue, verrà proposto l'inserimento del programma di aiuti alimentari agli indigenti nella Politica di coesione economica e sociale e non più nell'ambito della Politica agricola.
A giustificazione del no al ripristino dei fondi, il sottosegretario Robert Kloos, rappresentante della Germania in commissione Agricoltura, ha affermato che ''in linea di principio l'aiuto ai poveri è una buona cosa, ma è un dovere che spetta ai governi nazionali'', e pertanto tali fondi dovrebbero essere forniti ''dai bilanci nazionali e non dal budget della politica agricola europea''. Non proprio una dichiarazione di solidarietà, che sembra sorvolare sui alcuni dei principi fondatori dell'Unione: dignità umana, uguaglianza, rispetto dei diritti umani.

(M.Bat.)

 



 
 
 
 
 
 

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