L'appuntamento è alle ore 03.45 ai giardini Peppino Impastato, proprio di fronte all'ospedale Giovanni Bosco, nel cuore di Barriera di Milano. I ragazzi ci aspettano sotto la luce gialla di un lampione, le facce allungate dal sonno, gli occhi chiusi a fessura. Salgono sul pullman in silenzio, senza dare troppa importanza al paesaggio che scorre veloce dai finestrini, forse chiedendosi nel più profondo: "Ma chi me l'ha fatto fare?".
Poi, con le prime luci dell'alba, si risvegliano le aspettative, la voglia di conoscere e di crescere, l'ansia dell'evento.
"Ma quanti ragazzi ci saranno?".
Circa duemila.
"E noi dovremo parlare sul palco?".
Sì.
"E si parlerà di diritti? Sembra palloso, cosa vuol dire di preciso?".
Sì, si parlerà di diritti, ragazzi! Diritti e responsabilità. Detti così sembrano concetti astratti, lontani, eppure...eppure si parlerà semplicemente del vostro futuro. Meglio così?
"Vedremo...".
Montecatini ci appare sonnacchiosa e invitante sotto l'ultimo sole di ottobre. Ci sono già file di pullman disordinatamente in coda per approdare finalmente ai differenti hotel.
"Ma sono tutti qui per Albachiara?".
Sembra incredibile anche a noi, ogni anno è una sorpresa vedere tanti ragazzi muoversi da ogni parte d'Italia per arrivare. La stessa domanda che si stanno facendo Soufiane, Shpend, Marius, Achraf, Romina, ce la poniamo noi stessi, travolti da un senso di appartenenza, di giusto.
Già durante la prima mattinata si crea uno di quei momenti magici e imprevisti, un lampo nel buio del teatro gremito fino all'inverosimile. Shpend e Soufiane si avvicinano al microfono, raccontando con parole semplici e affilate la loro vita a Torino, la difficoltà di vivere in Italia essendo nati in Albania e in Marocco, l'umiliazione di alcune pratiche burocratiche, ma allo stesso tempo l'entusiasmo di voler cambiare le cose, di creare un mondo e una società più aperti e più giusti. E quando l'ultima delle loro parole ha finito di rimbalzare tra le pareti della sala, si scatena un applauso che sfocia nell'acclamazione. In quel momento, nell'istante in cui Luigi Ciotti li richiama sul palco durante il suo intervento, Shpend e Soufiane non sono solo più semplicemente due ragazzi che vivono in Barriera di Milano, ma si trasformano in tutti i ragazzi presenti, in tutti i volti giovani che chiedono urlando un cambiamento.
La frase che ci resta impressa nella memoria la pronuncia ad un certo punto Achraf, un ragazzo marocchino che vive in Italia da sempre. "Per me il Campus di Montecatini è come una grande bacheca su cui esporre le proprie idee, quella bolgia di duemila ragazzi ti ispira, ti fa riflettere, in un certo senso affina la tua autocritica".
Una grande bacheca vuota, un luogo da riempire di idee, di progetti, di futuro. Un posto fisico in cui trovare il proprio spazio, in cui confrontarsi con le idee degli altri, anche degli adulti, e poter esporre le proprie, capire che non si è soli, che dietro l'angolo c'è un mondo da esplorare e da vivere.
L'ultima immagine che ci siamo portati via dal Campus appartiene a Marius, sorridente nel parcheggio di fronte al teatro, impegnatissimo a distribuire braccialetti colorati che aveva fabbricato da solo, durante la notte. Li regalava a tutti quelli che aveva conosciuto, con cui aveva stretto amicizia, con cui aveva parlato, discusso, vissuto.
Al ritorno, nonostante la stanchezza accumulata nei tre giorni, Torino ci ha salutato con una faccia diversa; sembrava che anche la nostra città avesse partecipato al Campus, si fosse emozionata, aperta, avesse vissuto tutte le emozioni che abbiamo vissuto noi.
Ma d'altronde proprio questo è lo spirito di Albachiara, la sua grande sfida: partire dai ragazzi per coinvolgere tutti in una grande scossa di cambiamento ed entusiasmo.
L'équipe del Piano Giovani
di Damaso Maniscalco
di Livio Pepino
di Ornella Obert
di Potito Ammirati
di Diego Novelli
di Rosi Taricco e Federica Aresu