
Il Comitato "Che fine ha fatto il nuovo Amedeo di Savoia" chiede di avere voce in capitolo sul futuro dell'ospedale torinese per le malattie infettive.
Dopo aver appreso dai giornali dell'ipotesi di un trasferimento della struttura a Settimo (presso l'Hopital Du Piemont), il tavolo di associazioni (tra cui Lila e Gruppo Abele) che da due anni cerca il dialogo con la Regione Piemonte sulle sorti dell'Amedeo di Savoia e soprattutto delle persone che si rivolgono a questo servizio, si è detto sbalordito per gli annunci susseguitisi nelle scorse settimane: «In questi giorni abbiamo letto sui quotidiani le notizie più disparate - afferma Marianna Nacca, operatrice della comunità Cascina Tario del Gruppo Abele e membro del comitato - si è parlato prima di trasferire i servizi dell'Amedeo di Savoia all'ospedale San Luigi di Orbassano, poi all'Hopital di Settimo... il tutto senza essere convocati, né come comitato né come consulta regionale Hiv, per discutere dell'argomento». Ciò che il comitato chiede, rivolgendosi all'assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Paolo Monferino, è di spiegare sulla base di quali valutazioni sarebbe stata scelta la struttura di Settimo, che "nasce come Rsa e pertanto è - scrive il Comitato - totalmente inadeguata a ospitare un centro per la cura delle malattie infettive".
Secondo il comitato, la trasformazione della struttura di Settimo per adeguarla alle nuove esigenze "richiederebbe un importante investimento che finora non si é voluto destinare alla riqualificazione dell'Amedeo di Savoia, nonostante siano ancora disponibili i 43 milioni di euro previsti dalla legge 135/1990".
Un'altra questione che preoccupa il Comitato è se l'intenzione dell'assessore sia quella di spostare a Settimo tutto l'ospedale, compresi day hospital, ambulatori e laboratori analisi, o soltanto i reparti di degenza, "accentuando così i disagi per gli utenti e il rischio di inefficienza del servizio".
«Considerati gli ultimi eventi - conclude Nacca - chiediamo che quanto prima avvenga una consultazione. Né il Comitato né la Consulta regionale Hiv sono mai state convocate su questo argomento e non è pensabile che le decisioni sul futuro dell'ospedale Amedeo di Savoia vengano prese senza un confronto con le associazioni dei pazienti, dei medici e degli infermieri che in quell'Ospedale lavorano». Nei prossimi giorni, il comitato si riunirà per decidere le iniziative da intraprendere, tra cui non si esclude un'autoconvocazione della consulta regionale Hiv, che potrebbe finalmente chiedere tutti i chiarimenti necessari sul futuro dell'Amedeo di Savoia, perché si possa continuare ad offrire un servizio efficiente e rispettoso della dignità e dei bisogni delle persone.
(m.bat.)
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