E' un'Italia immobile quella che viene fotografata dall'indagine annuale stilata dalla Banca di Italia su "I bilanci delle famiglie italiane". Il rapporto delinea una situazione di stallo che caratterizza il nostro paese da almeno 15 anni, con il 10% delle famiglie più ricche che possiedono il 45% della ricchezza totale. Un dato che mostra in modo netto il divario economico imperante tra classi sociali. Una condizione che impedisce la mobilità sociale, la possibilità di riscatto, il mutamento della propria condizione. In Italia o si è ricchi per nascita o è proprio difficile diventarlo. L'effetto avuto in questi ultimi anni di congiuntura economica, forse mai registrato prima, è la crisi delle fasce medie e l'impoverimento graduale e costante di quelle povere. Ciò che non viene scalfito è invece il reddito dei più ricchi, capaci di aumentare i fatturati negli ultimi tempi.
Altro meccanismo per calcolare la disuguaglianza è il coefficiente di Gini. Anche attraverso questa chiave di lettura, che analizza la differenza retributiva tra i lavoratori, il nostro paese si piazza tra i fanalini di coda in Europa, peggio di noi solo l'Inghilterra. La situazione non migliora allargando il campo all'area Ocse: si piazzano dopo di noi tra i paesi sviluppati solo Messico, Turchia, Portogallo, Usa e Polonia.
Nemmeno dal versante occupazionale arrivano buone notizie. La disoccupazione, secondo gli ultimi dati Istat, rimane un problema strutturale, e a pagarne le conseguenze sono soprattutto i più giovani. Un ragazzo su tre in Italia è disoccupato e chi ha la fortuna di avere un impiego guadagna il 35% in meno rispetto ai colleghi di età maggiore.
Altri sono poi i dati che testimoniano la costante crescita della disuguaglianza economica. I consumi su tutti. Per la prima volta negli ultimi dieci anni, le famiglie hanno dovuto tagliare nell'acquisto di beni di prima necessità, come alimenti e bevande. A rivelarlo è l'Istat, che registra una flessione della spesa delle famiglie pari a tre punti percentuali.
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