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Primo piano

24.08.2010. Sull'immigrazione monito dell'Ue a Francia e Italia

 

Cei, Vaticano e ora Unione Europea. Dalla partenza del primo aereo di cittadini Rom rimpatriati dalla Francia in Romania, lo scorso 19 agosto, si sono susseguite le critiche più o meno esplicite all'azione del governo Sarkozy, che ha scelto il pugno di ferro nei confronti degli immigrati e più in particolare di 700 persone alloggiate nei campi nomadi illegali francesi. Saranno rispedite nei Paesi di origine, Bulgaria e Romania, da dove potranno facilmente rientrare in Francia o in qualsiasi altro stato europeo in quanto cittadini Ue a tutti gli effetti.
Un'iniziativa che suona demagogica per modalità di attuazione e anche nei numeri, dato che si stimano in Francia tra 500mila e un milione di rom, ma che non per questo ha lasciato indifferenti la Chiesa cattolica e gli organi di governo dell'Unione europea. Dopo l'appello alla «fratellanza e all'accoglienza» delle diversità umane pronunciato in francese da Papa Benedetto XVI durante l'Angelus di domenica scorsa, anche Bruxelles ha richiamato gli stati membri «ad attuare correttamente le regole europee» in materia di immigrazione. Sotto osservazione non solo la Francia, ma pure il nostro Paese, dopo il plauso e il rilancio dell'iniziativa francese da parte del ministro dell'Interno Roberto Maroni: «Anche l'Italia usa da anni la tecnica di rimpatri assistiti e volontari» ha affermato Maroni in un'intervista al Corriere della Sera del 21 agosto, propugnando la possibilità che l'Unione consenta non solo il rimpatrio, giudicato di difficile applicazione pratica, ma direttamente l'espulsione dei cittadini comunitari che non rispettino i requisiti per la permanenza fissati da Bruxelles.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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