
Se esiste «un'Italia in cerca di verità» - titolo del dibattito tra Luigi Ciotti e Walter Veltroni svoltosi venerdì scorso alla festa nazionale del Pd - per prima cosa deve riconoscere la crisi etica, politica e culturale che la attraversa. E trovare gli strumenti per superarla. Dallo spazio-incontri torinese intitolato a Norberto Bobbio, inizia così il confronto fra i due protagonisti della vita sociale e politica italiana, incentrato su un'urgenza di "verità" che riguarda tanto il passato quanto l'analisi del presente e i progetti per il futuro. Dopo aver ripercorso le tante ombre che ancora si addensano su stragi, omicidi e attentati della nostra storia recente, si passa infatti a parlare dei problemi attuali del paese.
Nel giorno del 28° anniversario della morte di Carlo Alberto Dalla Chiesa, Luigi Ciotti parte proprio dal ricordo del generale, che - racconta di fronte ad un vasto pubblico - già 30 anni fa dichiarava: «Ho capito una cosa semplice ma decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi, caramente pagati dai cittadini non sono altro che elementari diritti dei cittadini. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati». Una frase "illuminante", secondo don Ciotti, per spiegare come il contrasto alle mafie dipenda anche dalle politiche sociali, dalla creazione di posti di lavoro, dalla scuola. "Bisogna investire sulla cultura per dare una sveglia alle coscienze", spiega il presidente del Gruppo Abele e di Libera, mentre "non è possibile accettare una giustizia a due registri: una per gli ultimi e una per i potenti.". Sulla necessità di una nuova politica del lavoro gli fa eco Walter Veltroni, che afferma: "Bisogna investire sui giovani, dare loro la possibilità di avere un posto di lavoro dignitoso, alcune sicurezze. La mia generazione vedeva il futuro come un'opportunità, oggi è percepito come un rischio".