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Genitori imperfetti. Un bilancio di fine anno

28 Dec Genitori imperfetti. Un bilancio di fine anno

genitori imperfetti cercasiOtto serate e circa 1150 presenze (930 adulti e 220 bambini e ragazzi) è il bilancio della prima parte del ciclo Genitori imperfetti cercasi promosso dal Consorzio intercomunale di Servizi (Cidis) e coordinato dal Gruppo Abele, in collaborazione con i comuni di Beinasco, Bruino, Orbassano, Piossasco, Rivalta di Torino e Volvera, le scuole, le parrocchie e le associazioni del territorio. Un risultato non scontato, che ha messo in luce tre elementi. Innanzitutto l’importanza del lavoro di rete. Soprattutto in un momento di risorse scarse il mettersi insieme permette di moltiplicare le risorse e di ottenere un impatto significativo sul territorio. Forte è inoltre la voglia delle famiglie di uscire dal proprio isolamento per trovarsi insieme ad altri e ragionare sulle questioni educative che quotidianamente vivono. E infine, è emersa con forza la centralità della prevenzione. Progetti come il nostro, infatti, permettono a genitori e figli un contatto con esperti, servizi e altre famiglie in una dimensione di quotidianità e prossimità, senza che questo contatto arrivi per una necessità “emergenziale”, ma semplicemente per formarsi, informarsi e confrontarsi per affrontare le diverse fasi di trasformazione che una famiglia vive col crescere dei figli.
genitori imperfetti cercasi 2Dopo la pausa natalizia gli incontri riprenderanno venerdì 15 gennaio con Paola Stradoni neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta, docente presso l’UPS (Università Pontificia Salesiana) di Torino, Direttore didattico di Eteropoiesi Istituto di Terapia Familiare Sistemica, sul tema della comunicazione tra genitori e figli. “Abbiamo chiesto alla relatrice – spiega Lucia Bianco, responsabile per il Gruppo Abele dei progetti dedicati alle famiglie – di parlare di comunicazione per aiutare i genitori a comprendere le diverse forme che questa può assumere nella relazione genitori e figli. Incontriamo spesso famiglie in difficoltà a gestire i silenzi e la non comunicazione che a volte caratterizzano il comportamento dei propri figli e figlie quando diventano adolescenti: ‘Non so’, ‘vedrò’, ‘niente’, ‘nessuno’… sono le risposte che spesso i genitori ricevono. L’educazione in famiglia oggi è centrata prevalentemente sul dialogo, sulla relazione, sull’affetto. Quando il nostro “bimbo”, crescendo, alla ricerca della propria identità, chiude il dialogo prima così facile e spontaneo, si trincera dietro silenzi a volte impenetrabili, si confida solo con gli amici e con le amiche l’atmosfera in casa diventa difficile da reggere. La non comunicazione provoca sofferenza e difficilmente viene accettata dai genitori come un momento di passaggio, necessario per ridefinire distanze e vicinanze, preludio ad un rapporto meno simbiotico e più adulto. I sociologi hanno un bel dire che il cambiamento epocale nel modello educativo adottato all’interno delle famiglie è passato dalla dimensione “etica” a quella “affettiva”, al farsi obbedire per amore e non per paura, al dover somministrare presenza e affetto più che principi, norme o valori desunti dall’esterno. Quando nella quotidianità si sperimenta l’incomunicabilità l’averne sentito parlare, l’esserne consapevoli, l’aver letto un sacco di libri non servono a molto”.
Gli incontri continueranno fino al 2 marzo con la presenza di Marco Aime, Domenico Chiesa, Duccio Demetrio, Franco Floris, Leopoldo Grosso, Paola Stradoni e Fabio Veglia sui temi dell’educazione, della comunicazione in famiglia, della sessualità, dell’aggressività, dei rapporti scuola/famiglia, della responsabilità. Il progetto si concluderà con un laboratorio teatrale (venerdì 4, 11 e 28 marzo) per genitori e figli a cura del regista Claudio Montagna: un’occasione per riflettere sul dialogo in famiglia. Un dialogo fatto più che di parole, di atteggiamenti e comportamenti che a volte comunicano cose diverse da quelle che si vorrebbero dire. Attraverso lo strumento dell’animazione teatrale, che coinvolgerà sia i genitori che i figli, il percorso di propone di aiutare le famiglie a riflettere sulle proprie relazioni, sui messaggi ed i significati che vengono scambiati nella quotidianità, sui legami reciproci, sulle azioni dei singoli e del gruppo familiare. Il teatro diventerà uno strumento per riflettere sul proprio agire quotidiano, per far emergere le questioni aperte, per osservarle e per cercare di ragionare sui loro significati e, a volte, anche per sdrammatizzarle e affrontarle con ironia e comicità. Il percorso ed il progetto si concluderanno il 18 marzo alle 21 con una restituzione pubblica del lavoro fatto e con la presenza di Leopoldo Grosso, psicologo e presidente onorario del Gruppo Abele.

Per informazioni e iscrizioni al laboratorio teatrale è possibile contattare la nostra associazione (011 3841083 – genitoriefigli@gruppoabele.org) oppure il CidiS (011 9017789 – norma.gigliotti@cidis.org e bernardetta.gallus@cidis.org)



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