About Us

Gianni Rodari, 30 anni dopo

08 Nov Gianni Rodari, 30 anni dopo

Nel trentesimo anniversario della morte la nostra libreria, La Torre di Abele, ha dedicato un convegno a Gianni Rodari. Hanno partecipato insegnanti, educatori e librai. Del grande scrittore per l’infanzia abbiamo parlato con lo scrittore Guido Quarzo e con Carla Ida Salviati, direttrice della rivista La vita scolastica (Giunti) e studiosa di Rodari.

quarzoGuido Quarzo, le opere di Gianni Rodari sono tra le più note nel panorama della letteratura per l’infanzia. Cosa le rende tanto attuali?
Credo che Rodari resti attuale perché è un classico della letteratura. E come tale, ciò che esprime attraverso i suoi lavori in prosa e in rima, trascende l’epoca in cui è stato scritto. Lancia un messaggio universale, tanto più potente perché non è mai esplicito, ma sempre da leggere tra le righe apparentemente semplici della sua scrittura. Nei suoi testi tratta temi profondi come il rispetto per l’altro, la multiculturalità, la pace, i rapporti familiari…

Cosa imparano i ragazzi da questi classici?
Leggere racconti e imparare a raccontare fa crescere, permette di arricchire il proprio linguaggio e le proprie capacità di comunicare e di ascoltare e comprendere gli altri.

Qual è la lezione che, come insegnante, Rodari ha consegnato alla scuola?
Rodari è stato un insegnante per poco tempo, ma la sua “lezione” è quella di favorire un approccio più ludico e meno didattico alla formazione scolastica. Mantenere il ricordo della freschezza della propria fanciullezza è indispensabile per trasmettere degli insegnamenti ai ragazzi.

idasalviatiIda Salviati, perché è importante ricordare Rodari?
È importante, ma a patto di non farlo solo in occasione degli anniversari e non solo attraverso i testi più noti. La prosa e la poesia di Rodari soffrono di un problema che non affligge altri grandi classici della letteratura per adulti. Il suo linguaggio all’apparenza semplice e il vasto utilizzo dei suoi scritti per i testi scolastici ha fatto sì che si sia affermata solo una parte della sua produzione, quella più giocosa e meno “provocatoria”. Tutti conoscono ad esempio la storia del “Pellerossa nel presepe”, che parla della multiculturalità in una maniera immediata e facilmente “digeribile” dai bambini. Ma altri racconti, come “Il mago delle comete”, in cui i genitori non permettono ai bambini di avere una “cometa” tutta loro, metafora dei sogni e delle ambizioni, sono poco conosciuti.

Cosa insegnano agli adulti le favole e le filastrocche di Rodari?
Il messaggio che lascia Rodari agli adulti si ritrova in molti suoi racconti e riguarda la pedagogia, il modo in cui gli adulti dovrebbero accostarsi a quello dei bambini. Penso al racconto “Un uomo maturo con un orecchio acerbo”, in cui una persona anziana spiega a un compagno di viaggio l’importanza di mantenere un “orecchio acerbo” per comprendere i più piccoli e il loro mondo, o alla “Giostra di Cesenatico”, in cui un nonno fa un giro col nipotino su una vecchia giostra, vedendo con i propri occhi le fantasie dei bambini. L’adulto non deve essere un Peter Pan, un eterno fanciullo. Deve, crescendo, mantenere aperto un canale di comunicazione con chi, come dice Rodari nell’introduzione al “Libro degli errori”, ha la terribile responsabilità di correggere.



Facebook

Twitter

YouTube