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Giornata mondiale contro la droga: servono nuove forme di contrasto

23 Jun Giornata mondiale contro la droga: servono nuove forme di contrasto

L’ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc) ha stimato in 200 milioni le persone che hanno assunto droghe almeno una volta in un anno. Di questi, 25 milioni sono considerati tossicodipendenti. Ogni anno 200.000 persone muoiono per malattie correlate all’uso di stupefacenti. I giovani sono i più coinvolti: l’uso di droga tra i 14 e i 30 anni è più che doppio rispetto a quello della popolazione generale, tre volte maggiore nel caso della cannabis.
Dietro queste cifre si cela un commercio illegale che fattura miliardi di euro. Secondo il Libro Bianco del Consiglio Italiano delle Scienze Sociali, solo in Italia le stime prudenziali del fatturato del mercato della droga si aggirano oggi sui 24 miliardi di euro annui, praticamente pari all’ultima legge finanziaria nazionale.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi fenomeni, la data del 26 giugno è stata proclamata Giornata internazionale contro il consumo e il traffico di droga. Un appuntamento reso quest’anno più “delicato” dalle recenti dichiarazioni della Commissione globale per le politiche sulla droga: “Cinquant’anni di guerra alla droga hanno fallito e all’Onu non resta che prenderne atto. Dicendo basta alla criminalizzazione e trattando l’emergenza mondiale per quello che è: una questione sanitaria”, ha detto l’ex presidente delle Nazioni Unite Kofi Annan, suo prestigioso membro.
La Commissione ha presentato il 2 giugno scorso a New York il suo rapporto annuale. I dati più recenti dicono che nel periodo che va dal 1998 al 2008 l’uso di cannabis è cresciuto dell’8,5%, quello di cocaina del 27% (con un aumento dei consumatori da 13,4 a 17 milioni di persone) e quello degli oppiacei addirittura del 34,5%, arrivando a coinvolgere circa 17 milioni e mezzo di persone.
Prigioni piene, aumento dei tossicodipendenti, arricchimento delle narcomafie e impoverimento dei contribuenti, che hanno dovuto versare milioni di euro: questi secondo la Commissione sono i veri “risultati” di 50 anni di lotta alla droga.
Non è l’approccio repressivo ma solo quello sanitario – sottolinea il rapporto – a produrre miglioramenti tangibili. A dimostrarlo casi come quello del Portogallo, dei Paesi Bassi, e di una provincia australiana dove, combinando trattamenti medici e politiche di liberalizzazione e controllo, si è riusciti ad abbassare di molto i consumi di sostanze stupefacenti. L’Olanda per esempio, grazie a politiche sanitarie mirate, ha il più basso consumo di eroina nell’Europa dei quindici; dai 30.000 consumatori del 2001 si è scesi ai 18.000 del 2008.
Per quanto riguarda l’Italia, una recente ricerca di GfkEurisko e Federserd – associazioni che riuniscono e rappresentano gli operatori dei 564 Serd nazionali – dice come la qualità media della vita di un tossicodipendente sia migliorata negli anni, grazie a nuovi tipi di trattamento. L’indagine  sottolinea come l’80% dei pazienti apprezzi l’integrazione tra terapia farmacologica e sostegno psico-sociale, perché “permette di condurre una vita normale e stabile”. Il 50% dei pazienti oggi in cura presso i Serd (Servizi per le dipendenze) lavora, ha un titolo di studio superiore e una famiglia. «Oggi il consumo di droghe fa parte della più generale cultura dell’eccesso e molti di quelli che consumano droghe sono integrati nella società. Nei Serd non ci occupiamo più di emarginati ma di malati. E, con 100.000 pazienti in cura, sottraiamo ai trafficanti un miliardo e 700.000 euro all’anno.» ha detto Pietro D’Egidio, segretario nazionale di Federserd.

(toni castellano)



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