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Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia

20 Nov Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia

diritti_minori_2012_0La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza risale a 25 anni fa. Fu adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. Da allora è stata ratificata da 194 paesi, tra cui l’Italia nel 1991.
Il bilancio fatto quest’anno, in occasione dell’anniversario, non è dei più brillanti. A dispetto dei progressi ottenuti alcune situazioni risultano ancora fortemente problematiche.
Nel mondo si verifica una media di 17.000 morti, in età infantile, al giorno per cause prevenibili, di cui il 44% al di sotto del primo mese di vita. Un quarto della popolazione al di sotto della minore età lavora e il 51% dei bambini nati in condizioni di povertà non viene registrato alla nascita.
Anche in Italia i dati non sono dei più rosei. Se nel 2011 il numero di bambini in condizione di povertà era di 723 su dieci milioni, oggi se ne contano 1.434.000 (dati indagine Commissione parlamentare). Il 16% delle famiglie sembra in grado di garantire un pasto abbondante solo una volta ogni due giorni (dati Unicef).
Da un’indagine coordinata dei servizi contro il maltrattamento e abuso dell’infanzia e Terre des Hommes, risulta che circa 100.000 bambini italiani vengano presi in carico ogni anno dai servizi sociali per maltrattamenti o abusi, di cui 6,7 su mille per abusi sessuali. Si tratta dello 0,98% della popolazione al di sotto della maggiore età.
La mortalità infantile in Italia è al 3,4% ma con forti differenze territoriali (Sicilia 4,9% – Trentino 2,1%), il livello di scolarizzazione presenta un alto tasso di abbandono e interruzione precoce degli studi: 17,6% contro l’1,3% medio dell’Ue. I dati sulla scolarizzazione risultano scoraggianti per quanto riguarda anche l’abbassamento del divario culturale di partenza: i bambini provenienti da diverse realtà sociali tendono a mantenere il divario nelle competenze cognitive già esistenti tra i genitori. Questo dato si associa al 50% di trasmissione intergenerazionale di bassa istruzione.
A partire dalla metà degli anni novanta si constata un aumento della povertà minorile che ad oggi si registra in un dato di rischio del 30% per i minori nati da famiglie italiane e del 50% per i nati da famiglie straniere. Un rischio più alto del 5% rispetto alla popolazione adulta.
Il numero di bambini e ragazzi attualmente considerati in condizione di povertà assoluta è stimato attorno al milione e mezzo (il 4% non riceve giornalmente un pasto adeguato), mentre 3,8 milioni versano in una situazione di difficoltà economica.

(marta pellegrini)



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