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Giovani disoccupati crescono

16 Sep Giovani disoccupati crescono

Tra il 2010 e il 2013 in Italia un milione di giovani sotto i 35 anni ha perso il lavoro. Erano 5,3 milioni i disoccupati in questa fascia d’età e ora sono arrivati a 6,3 milioni. Il grosso di questo aumento riguarda i giovani tra i 25 e i 34 anni: 750.000 ragazzi, senza lavoro. Istat continua a dare i numeri, come indici di una situazione verso cui, vuoi la ripetitività dei peggioramenti, si sta perdendo attenzione.
La situazione è molto grave se si considera che quella fascia d’età è nodale per la sopravvivenza della nostra società: si compra casa, si generano figli e famiglie, si è  – lavorativamente parlando – più produttivi. Insomma, si costruisce il proprio futuro (e quello del Paese).
Tutti i dati sono in calo: i maschi occupati al Nord sono ora l’81,4%; nel 2010 erano l’86,6%. Al Sud la situazione è peggiore: solo il 51% degli uomini della fascia 25-34 anni ha un lavoro e le donne occupate sono il 33,3%. Tre anni fa gli uomini occupati in meridione erano il 60,5%, 10 punti in più rispetto ad oggi.
Se si guarda al complesso degli under 35 (quindi anche ai giovanissimi) il tasso di occupazione a livello nazionale risulta in calo: dal 45,9% del secondo trimestre 2010 al 40,4% dello stesso periodo del 2013.
Invece il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 25 e i 34 anni è cresciuto dall’11,7% del secondo trimestre 2010 al 17,8% dello stesso periodo del 2013 con oltre sei punti in più.
Le cause di questa emorragia di posti di lavoro sono la recessione economica, il blocco del turnover nella pubblica amministrazione, la stretta sull’accesso alla pensione che ha tenuto al lavoro i più anziani: il tasso di occupazione nella fascia tra i 55 e i 64 anni è passato nel triennio considerato dal 36,6% al 42,1%: unico dato in aumento, non propriamente positivo.

(toni castellano)



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