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Giovani e comportamenti a rischio. L’importanza del “contesto”, oltre le statistiche

02 Apr Giovani e comportamenti a rischio. L’importanza del “contesto”, oltre le statistiche

alcolUn commento da parte di Livia Racca, coordinatrice dell’associazione Aliseo, all’approfondimento di “Repubblica Salute”, in cui si rilancia l’allarme Oms: oltre il 40% degli adolescenti beve alcolici fuori pasto (uno su dieci ha tra gli 11 e i 12 anni).

«I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul consumo di alcolici da parte degli adolescenti inducono a riflettere soprattutto sul ruolo fondamentale che prevenzione ed educazione giocano nell’influenzare i comportamenti dei giovanissimi – spiega Livia Racca, coordinatrice dell’associazione torinese Aliseo, onlus che da anni si occupa di informazione, prevenzione e sensibilizzazione sulle tematiche alcol-correlate tra i giovani (mediante incontri nelle scuole, nei luoghi di aggregazione giovanile informale) ma anche negli ambienti lavorativi, presso istituzioni e associazioni».
«Nel passaggio dal consumo di alcol (anche precoce) all’abuso di alcolici o l’assunzione di droghe – prosegue Livia Racca – vanno a concorrere molte variabili: il contesto familiare, sociale, economico e le variabili personali psichiche e relazionali che caratterizzano ogni persona. Bisogna inoltre considerare che esistono alcuni fattori di protezione che possono contrastare un utilizzo rischioso della sostanza alcolica. Primi tra tutti proprio quelli familiari, che possono essere “diretti”, come la presenza accanto all’adolescente di un modello positivo di adulto (relativamente a comportamenti e atteggiamenti) e la disapprovazione di comportamenti  a rischio; ma anche  “indiretti”, tra cui uno stile educativo autorevole fondato sulla disponibilità al dialogo e l’esercizio di un controllo familiare.
I genitori si configurano per i figli come “agenti di socializzazione”, trasmettono loro valori e punti di vista. Essi dovrebbero attuare un approccio educativo ed informativo lungo tutto il percorso di vita dei figli, orientandoli anche al consumo alternativo di bevande analcoliche (non solo a casa, ma anche al ristorante o in pizzeria), non favorendo un consumo precoce e dando sempre un esempio di moderazione.
Il controllo familiare è il prodotto di positive relazioni genitore-bambino associate alla qualità delle dinamiche familiari: coinvolgimento, coesione, comunicazione, calore. Questo vale nel campo del consumo e abuso di alcol, ma anche per le sostanze stupefacenti, il gioco problematico e i comportamenti della sfera affettiva e sessuale».



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