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Giovaninformazione alla Certosa di Avigliana: il diario di #iocivado

28 Oct Giovaninformazione alla Certosa di Avigliana: il diario di #iocivado

foto1E’ iniziata ad Avigliana la scuola giovani #iocivado. Trenta ragazzi da tutta Italia per confrontarsi tra pari e con esperti su web, immigrazione e consumo di sostanze. Pubblichiamo alcune riflessioni quotidiane “a caldo”. 

28/10/2015 #dayone
Di cosa vogliono parlare i giovani? Prima che di parlare i giovani hanno bisogno di essere ascoltati” dice Claudio che ha 25 anni e viene da Bergamo. “Io sono un educatore e lavoro ogni giorno a contatto con adolescenti che hanno tanti rapporti virtuali e pochi reali. Ecco, io credo che trovarsi qui tutti assieme per cinque giorni sia importante, perché bisogna tornare a dare valore al contatto, allo scambio, al confronto tra persone in carne ed ossa“.
Noemi, invece, viene dalla provincia di Torino e ha 21 anni. E’ rimasta colpita anzitutto dalla bellezza e dalla suggestione evocata della Certosa1515, il luogo in cui si sta tenendo il campo di formazione rivolto ai giovani organizzato dal Gruppo Abele.
Dal 28 ottobre al 1 novembre, attraverso questo diario online, cercheremo di raccontarvi #iocivado, i nostri cinque giorni dedicati ai temi dell’immigrazione e delle nuove dipendenze.
Io mi trovo in un momento molto particolare della mia vita” continua Noemi, “sono a metà del mio percorso universitario e quello di cui ho bisogno è proprio un luogo di sosta e di pensiero come questo. Per me il tema dell’immigrazione era qualcosa non solo di lontano, ma anche di astratto, almeno finché non ho incontrato una bimba a cui ho iniziato ad insegnare l’italiano. Allora ho scoperto che dietro ai temi raccontati dai giornali e televisioni ci sono le persone. E’ strato allora che mi è venuta una gran voglia di sapere di più, di essere informata, di partecipare”.
Partecipare significa anche tenere le antenne alzate verso le nuove criticità del nostro tempo. Perché, come racconta Claudio “oggi non spaventa più solo il consumo di sostanze, ma anche il consumo delle cose, delle persone, delle relazioni…“.

Continuate a seguire il diario giornaliero di #iocivado per farvi raccontare dai giovani i temi da sempre cari al Gruppo Abele. Un’ultima nota doverosa: mentre su alcune tematiche, come lo ius soli o la legalizzazione della cannabis, possiamo essere divisi su una cosa siamo tutti d’accordo: le lasagne agli spinaci che abbiamo mangiato a pranzo erano davvero buonissime.

(valentina casciaroli)

 

foto229/10/2015 #daytwo
Oggi siamo entrati nel vivo del campus. Durante la mattinata il gruppo che si occupa di immigrazione e il gruppo che si occupa di dipendenze hanno tenuto un word-café: in un’atmosfera rilassata e informale, bevendo un caffè, si sono organizzati dei tavoli di confronto. A coordinare il lavoro per l’area dipendenza c’era Andrea di Renzo, responsabile del dormitorio del Gruppo Abele in via Pacini. Per il gruppo immigrazione c’era invece Roberto Bertolino, psicoterapeuta dell’associazione Frantz Fanon.
  A raccontare lo scambio di idee oggi saranno direttamente alcuni dei partecipanti del corso: Paolo che ha 22 anni e viene da Torino e Mattia, 23 anni, anche lui torinese. Ecco il loro diario:

foto3Andrea ha avuto un grande impatto su di noi perché pur lavorando come operatore ha studiato giurisprudenza e quindi ha affrontato il problema delle dipendenze da molteplici punti di vista: anzitutto abbiamo cercato di riflettere su questo tema partendo da un approccio psicologico. La fragilità, infatti, è una caratteristica che si riscontra in quasi tutte le persone che fanno uso di sostanze.  Tuttavia non bisogna dimenticare che la prevenzione può fare molto: anche in momenti di particolare vulnerabilità i cittadini realmente informati scelgono di non avvicinarsi a situazioni ed esperienze che non possono che peggiorare una situazione già difficile.  Abbiamo parlato anche dell’uso di sostanze dal punto di vista giuridico: dopo il proibizionismo della legge Fini-Giovanardi (dichiarata incostituzionale dalla Consulta) oggi il Parlamento sta avviando una discussione bipartisan sulla legalizzazione della cannabis che farà discutere molto. Al di là dei lavori parlamentari, sicuramente da parte dell’esecutivo deve esserci maggiore attenzione e sostegno a tutte quelle realtà che operano a stretto contatto con i tossicodipendenti. Infine abbiamo provato a discutere delle droghe anche da un punto di vista sociale perché quando ci sono tante persone che abusano di alcol e droghe è ovvio che non si tratta più del problema di un singolo ma della società intera.  Non dobbiamo dimenticare però che oggi parlare di dipendenze non significa parlare solo di droghe. Il gioco d’azzardo, l’abuso di alcol e le dipendenze affettive hanno conseguenze ugualmente devastanti e non possono non rientrare in quelle che molti chiamano “nuove dipendenze”.
(paolo e mattia)

Nel pomeriggio si sono invece tenute le passeggiate narrative: lungo il sentiero dei Principi, nel meraviglioso parco di Avigliana, abbiamo ascoltato le storie personali di Hakima, Kia, Sher, Samia e Djiby. Sono tutte persone arrivate, attraverso numerose traversie, nel nostro Paese e oggi hanno accettato di raccontarsi per far toccare con mano ai partecipanti del nostro campus l’esperienza reale delle migrazioni nella loro complessità ed emotfoto4ività. Stavolta a fare il resoconto sono Greta e Maria Laura. Ecco una loro riflessione:

“Le storie sono tutte sacre. E ascoltarle, in tutta la loro autenticità, non è facile: spesso i media ce le propongono spettacolarizzate o con eccessiva melodrammaticità e invece queste storie meritano di essere raccontate come si deve. Pensiamo a Kia che ci ha spiegato che non vede la sua famiglia da sette anni mentre noi il massimo dell’ansia che possiamo vivere è l’interrogazione di matematica. Ci hanno molto colpito le parole di Samia, una giovane ragazza africana. Lei non è fuggita dalla guerra anche se il suo Paese, in un certo senso, è ancora in guerra con le donne: lì ragazze autonome e indipendenti sono ancora un tabu. Samia non voleva sposarsi a 14 anni come molte sue compagne e per questo si è messa in viaggio verso l’Italia. Oggi studia all’università ed è felice. Migliorare la propria vita dovrebbe essere un diritto, un diritto che tutti noi, in qualsiasi parte del mondo siamo nati, dovremmo difendere”.
(greta e maria laura)

 

foto530/10/2015 #daythree
Questa mattina i ragazzi di #iocivado si sono confrontati con due testimonianze molto forti: si tratta di Sara e Mauro, due operatori che lavorano in una comunità del Gruppo Abele che accoglie donne e bambini che vivono un momento di difficoltà.
Insieme ai nostri ragazzi abbiamo parlato della violenza sulle donne che non è mai solo fisica: la violenza, infatti, ha infinite declinazioni. Abbiamo riflettuto sulla violenza psicologica ma anche su forme più sottili come ad esempio quella economica che mira a eliminare l’autonomia e l’indipendenza delle donne.
A raccontare questo incontro oggi sono Marco, 23 anni, di Torino, Valentina da Cuneo, anche lei di 23 anni e Priska, una giovane ragazza veneta di 24 anni.

“Ci siamo sempre chiesti perché tante delle donne che subiscono violenza finiscono per tornare, prima o poi, dal loro persecutore. Probabilmente questo accade perché c’è un forte rapporto di identificazione con la condizione di vittima: la violenza è un’esperienza così destrutturante che alla fine non si riesce a immaginare per se stessi nessun altro ruolo che quello di vittima e non si riescono a concepire altre relazioni se non quelle basate sulla violenza. Noi crediamo però che gli uomini, tutti gli uomini, possano fare molto partendo dal loro piccolo, dal loro contesto quotidiano, come figli, come mariti e come padri per far sì che la parità non sia più solo una questione formale”.
(marco e priska)

Mauro e Sara prima di andare via ci hanno letto una bellissima poesia  di Danilo Dolci che abbiamo pensato di riportare anche sul nostro diario:

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato. 

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

foto6Nel pomeriggio, aiutati dalla splendida giornata di sole, ci siamo arrampicati fino alla Sacra di San Michele. Mi sono ricordata di quando venivo qui da bambina ed è stata una grande emozione. Tutti i ragazzi piemontesi hanno spiegato ai marchigiani, ai pugliesi, ai toscani e agli emiliani un aspetto, una curiosità o qualcosa che gli era rimasto in mente  dai tempi dell’infanzia riguardo la Sacra. Qualcuno ha ricordato che erano presenti rocce oceaniche, qualcun altro spulciava Wikipedia e dopo poco si è finiti a parlare della statua alla Gran Madre che indica dov’è nascosto il Sacro Graal. Queste ore spensierate ci hanno aiutato ad arrivare rilassati al momento delle “simulate”, una sorta di grande gioco di ruolo in cui abbiamo provato a immedesimarci in diverse “situazioni-tipo”. Abbiamo provato ad identificarci con una signora anziana dipendente dal gioco d’azzardo. Abbiamo pensato alla sua solitudine, alla sua vulnerabilità e soprattutto all’aiuto che meriterebbe. E’ stato un lavoro utile e credo che la prossima volta che incontrerò una persona al bar china sulle slot machine non mi girerò dall’altra parte.
(valentina m)

 

foto731/10/2015 #dayfour
Questa mattina i ragazzi del campo #iocivado hanno fatto esperienza di alcune comunità del Gruppo Abele: Cascina Tario di Andezeno, nel Chierese, Il filo d’Erba di Rivalta e Cascina Nuova (gestita a Roletto dall’associazione Aliseo). Il tempo trascorso tra formazione e servizio alla comunità con impegno e coinvolgimento, gli sguardi degli ospiti e i loro consigli sono stati la chiave di lettura e la guida di un tempo dedicato all’altro nella sua integrità e
complessità. L’opportunità di ascoltare storie di sofferenze e di rinascita, ha significato per ognuno di noi un lavoro di rielaborazione personale importante.
Nel pomeriggio, il ritorno in Certosa 1515 per scambiarci considerazioni e sensazioni su quelle ore intense e poi l’incontro atteso con Luigi Ciotti. Quale strumento migliore, se non la scrittura, per poter condividere riflessioni?
Eccone alcune:

– “ho provato stima per tutti gli ospiti ed ho ammirato il coraggio di raccontarsi, pur non conoscendoci, guardandoci negli occhi”;
– “mi ha permesso di estinguere stereotipi e pregiudizi che mi portavo dietro da anni”
– “La meraviglia è il clima di amore e rispetto per le storie, gli ambienti, le persone. Non esistono problemi, esistono opportunità”.
“Amare la vita è amare la vita degli altri”. Una della tante provocazioni che don Ciotti ci ha donato nell’intensa chiacchierata di confronto. Due ore passate ad ascoltarci, storie e vite passate e presenti che si intrecciano e danno forma ad un futuro comune fatto di sogni, di dubbi, di poche certezze e di grandi valori comuni.  L’importanza di farsi travolgere dalle”provocazioni” che la vita ti regala. Dopo la cena il momento dell’incontro che diventa festa.

foto81/11/2015 #dayfive
Questa breve ma intensa esperienza oggi è volta al termine. Abbiamo avuto un momento di condivisione all’interno dei due gruppi e presentato qualche aspetto che ci stava particolarmente a cuore. Il gruppo che ha lavorato sul tema delle ‪dipendenze ha realizzato un cartellone con brevi frasi, parole e immagini che hanno ben rappresentato i nostri sentimenti.
Abbiamo notato come tutti, anche che meno ci si aspetterebbe, hanno la speranza e il diritto di vedere i propri sogni avverarsi. Un sogno, in queste cinque giornate, si è già avverato. È il primo quello di‪ Giovaninformazione, che sperava di realizzare un’occasione concreta per noi ragazzi di confrontarci, condividere le nostre idee, essere accolti e trovare degli amici.
Un seme è stato piantato, ai piedi dalla Sacra di San Michele, alla Certosa1515, luogo “di sosta e di pensiero. Un punto di partenza è stato messo, è nato un luogo di condivisione.
Gli organizzatori, gli ospiti, gli esperti, i nostri amici della Certosa… tutto ha contribuito a darci supporto nei mesi di preparazione e nei giorni di realizzazione di questo “campo giovani”. Il ringraziamento più grande: a coloro che hanno deciso di partecipare e di condividere una parte della propria storia, rendendo questi cinque giorni un’esperienza di crescita.



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