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Gli italiani, visti dal “Bes”

12 Mar Gli italiani, visti dal “Bes”

Benessere equo e sostenibile. È questo il nome dell’indicatore, sviluppato in collaborazione dall’Istat (Istituto nazionale di statistica) e Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) dopo tre anni di ricerca, che restituisce il giusto peso alle persone e non solo alla produttività economica del Paese, classicamente misurata con il Pil (Prodotto interno lordo).
Per comporre tale indicatore, Istat e Cnel hanno incontrato e ascoltato rappresentanti della società civile, sindacati, associazioni di categoria, ambientalisti, comitati di donne e di lavoratori. Chiedendo a tutti cosa intendessero per benessere. Sulla base delle risposte sono stati individuati 134 indici che descrivono 12 ambiti ritenuti dagli Italiani fondamentali per il proprio benessere, tra cui l’istruzione, il lavoro, la qualità dei servizi al cittadino, ma anche le relazioni sociali e il paesaggio. Se 4 indicatori su 9 “bisogni fondamentali” non risultano soddisfatti, si rientra nello status di “grave deprivazione materiale”.
Secondo i parametri del “Bes”, nel corso del 2011 ben 2,5 milioni di italiani sono piombati in una situazione di grave difficoltà, passando dai 4,2 milioni del 2010 (6,9% della popolazione) ai 6,7 milioni del 2011, (11,1% del totale).
La situazione peggiore nel Paese è quella del Mezzogiorno. Qui, le persone che vivono in condizioni di deprivazione sono passate dal 12,1% del 2010 al 19,3% del 2011.
E il Pil? L’attuale indicatore della condizione del benessere italiano non fotografa una situazione migliore: nel corso del 2012 l’Istat descrive un calo del 2,4% e stima, come valore già acquisito, un ulteriore calo dell’1% per il 2013.
Il tentativo di trovare un altro punto di vista per descrivere la condizione di vita delle persone è una strada intrapresa anche da altre nazioni, compresa la Francia dell’ex-presidente Sarkozy. La stessa Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (Ocse) ha promosso, in un recente rapporto l’adozione di criteri complementari al dato economico per rappresentare lo stato di benessere dei cittadini. Cosa accadrà dopo questo sforzo d’indagine accurata, che ha decretato con autorevolezza, anche per il nostro Paese, il peso che gli elementi extra-economici hanno nel rendere più o meno bella la nostra vita? L’augurio è che si avveri la dichiarazione di intenti lanciata dal presidente Istat Enrico Giovannini: “Quello di oggi è solo il punto di partenza per realizzare un cambiamento culturale che, mi auguro, aiuterà a migliorare in concreto il benessere della generazione attuale e di quelle future”.

(toni castellano)



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