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Governo/Ciotti: servono fatti, annunci creano solo speranze

26 Apr Governo/Ciotti: servono fatti, annunci creano solo speranze

26.04.2013 | Ansa

Dal nuovo governo Letta servono “fatti concreti” perchè non bastano i “buoni propositi” e solo con “gli annunci si creano delle false speranze” che poi “non si riescono a realizzare”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, ricordando che di fronte alle storie drammatiche di chi rimane senza lavoro non basta l’indignazione. “Mi auguro che chi assume un ruolo di governo faccia la propria parte non solo nelle parole, ma nei fatti – ha spiegato don Ciotti a margine di un convegno sul lavoro promosso dal Centro culturale Ferrari di Modena -. Non bastano i buoni propositi, che sono importanti, o i programmi che vengono enunciati” ma “fatti e concretezza”. In Italia “c’è un momento di grande fatica e di smarrimento” perchè la crisi non è solo economica ma soprattutto “etica”: “c’è una crisi della politica che ci ha accompagnato a questa situazione così pesante, che ora chiede un’assunzione di responsabilità”.
Per il presidente di Libera, in questo momento occorre una “responsabilità delle parole” da parte dei politici e del governo: “Non si possono dare gli annunci che creano delle false speranze e poi non si riescono a realizzare. Non si possono chiedere delle cose che poi non si possono mettere in pratica. Abbiamo bisogno di parole vere, responsabili, che diano speranza ma nella concretezza”.

“Quando la politica è debole – ha avvertito don Ciotti – le mafie sono forti; quando la democrazia è pallida le mafie sono ancora più forti, e quando ci dicono che non ci sono i soldi per costruire progetti e percorsi” per accompagnare chi è rimasto senza lavoro, occorre ricordare che “la Corte dei conti ci parla di 60 miliardi di euro per la corruzione pubblica nel nostro paese”. Per il nuovo esecutivo è quindi una “questione di scelte”: “Ci sono scalette, ci sono priorità e la prima è quella di mettere al centro la persona e i suoi bisogni più profondi come il lavoro. Ognuno – ha aggiunto il sacerdote – è chiamato alla propria assunzione di responsabilità”.
La drammaticità di molte storie legate a chi ha perso il lavoro “non devono solo indignarci: all’indignazione – ha concluso – si deve rispondere creando ‘degno’, facendo degno il lavoro, la democrazia, la cultura e l’accoglienza delle persone”.



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