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Hiv e uso di sostanze. Un questionario per contrastare la diffusione del virus

11 Apr Hiv e uso di sostanze. Un questionario per contrastare la diffusione del virus

Immagine 10L’istituto superiore di Sanità, in collaborazione con enti e associazioni tra cui il Gruppo Abele, la Lila e la rete delle comunità di accoglienza Cnca, sta conducendo un’indagine per raccogliere informazioni sull’uso del profilattico, l’accesso al test per l’Hiv e i programmi di prevenzione e informazione contro l’infezione. Un’iniziativa importante, che consentirà di valutare quanto il nostro Paese sia in linea con le direttive europee per quanto riguarda le attività di informazione, prevenzione e sorveglianza nel campo dell’Hiv. E soprattutto per individuare strategie nazionali utili all’azione di contrasto della diffusione del virus. Abbiamo chiesto alla dottoressa Stefania D’Amato, del Centro Nazionale Aids dell’Istituto Superiore Sanità di Roma di presentarci questo progetto.

Il consumo di sostanze per via iniettiva è ancora molto diffuso oggi in Europa?
I dati dell’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, evidenziano che il consumo di droga per via endovenosa in Europa è per lo più legato al consumo di oppiacei. Tra coloro che iniziano una terapia per la disintossicazione, il 45% riferisce di fare uso di oppiacei come sostanze primaria per via iniettiva, l’8% di cocaina. In generale, i dati sui consumatori che hanno iniziato una terapia fra il 2002 e il 2007, rilevano una diminuzione del ricorso alla via iniettiva per l’assunzione di cocaina e oppiacei, mentre questa modalità di assunzione della sostanza stupefacente resta stabile per le anfetamine.

Nel nostro Paese l’infezione a causa dell’uso iniettivo di droghe è diminuito rispetto al passato?
Dal 1985 al 2009, secondo i dati del Centro operativo Anti-Aids e dell’Istituto superiore per la Sanità, le nuove diagnosi di infezione ascrivibili all’assunzione di droghe per via endovenosa sono passate dal 74,6% al 5,4%. Le cause di questa diminuzione, oltre che alla drammatica mortalità della popolazione che assumeva droghe per via endovenosa e aveva contratto l’infezione nei primi anni ’80, e alla crescente diffusione di droghe “non iniettive”, è dovuta sicuramente alla strategia della riduzione del danno: la distribuzione di siringhe sterili, le terapie sostitutive a mantenimento, le azioni di prevenzione e informazione svolte dai servizi pubblici e dalla Società Civile di settore.

Quindi stiamo assistendo ad un ridimensionamento del problema della diffusione del virus?
Non proprio. Dai dati europei e internazionali disponibili si evidenzia che la prevalenza dell’infezione da HIV non registra una flessione oltre a un certo livello. Il virus HIV continua a circolare tra le persone che consumano droghe, anche se a livelli molto più bassi rispetto al passato.

Cosa fare allora?
In termini di prevenzione, è di primaria importanza individuare le cause che determinano questo andamento epidemiologico. Il Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità sta conducendo uno studio pilota finalizzato alla definizione di alcuni parametri di monitoraggio: l’accesso a programmi di prevenzione, alle informazioni corrette sull’HIV, la percentuale di utilizzo del preservativo, la percentuale di accesso al test e quella delle infezioni recenti tra le nuove diagnosi di infezione da HIV e inoltre lo studio dei sottotipi di HIV circolanti. I risultati dello studio potranno costituire un aggiornamento di questi parametri, utile alle associazioni che operano sul campo, ai mediatori culturali, agli operatori sanitari, agli esperti di “formazione”. Questo farà sì che tutti questi attori potranno mettere in campo strategie di prevenzione e informazione accurate ed efficaci.

Chi può contribuire a questo studio? E in che modo?
Innanzitutto è fondamentale la conduzione di interviste ad hoc da parte di chi lavora nel settore sanitario e del sociale, specificatamente su questi temi, così da rilevare dati reali sul grado di informazione e accesso a interventi di prevenzione nella popolazione dei consumatori di sostanze. Tuttavia, una parte importante dell’indagine sarà realizzata grazie alle risposte che i consumatori di sostanze vorranno fornire, su base volontaria e anonima, sui temi di questo studio, collegandosi al sito www.hivsostanze.org e rispondendo a poche, semplici domande. Ringraziamo la vostra associazione e tutte le altre realtà della Consulta Nazionale per la lotta contro l’AIDS (CNCA, Dianova, Fondazione Villa Maraini, I Ragazzi della Panchina, LILA., San Benedetto al Porto) per il contributo che stanno dando a questa importante indagine.

(manuela battista)



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