About Us

Il 1° maggio a Torino: ”Prima lavoro e welfare”

30 Apr Il 1° maggio a Torino: ”Prima lavoro e welfare”

invisibili”Prima lavoro e welfare”. Questo ha detto il corteo di Torino del 1° maggio 2013, perché questa frase stava scritta sullo striscione che ha aperto la pista ai manifestanti che da piazza Vittorio sono sfilati fino a piazza San Carlo, come d’abitudine. Lavoro e welfare sono dunque le due più importanti emergenze che Cgil, Cisl e Uil intendono mettere in testa, e non solo al corteo.

Solo nel 2013 il numero dei disoccupati italiani è salito di altre 248 mila unità. Il tasso di disoccupazione si attesta all’11.5% ma nella popolazione giovanile raggiunge il 38.4%.
Il settore del welfare, che si occupa dei bisogni delle fasce più deboli, ha visto scomparire i fondi che lo sostenevano in nome dell’austerità: dai 2.526 milioni di euro previsti nel 2008 si è giunti a una stima di stanziamento per il 2013 pari a 200.8 milioni.
Le associazioni che lavorano nel welfare – e che uniscono i due punti dell’emergenza – sono state le invitate speciali alla manifestazione. Operatori e volontari, compresi quelli del Gruppo Abele, erano numerosissimi lungo tutto il corteo.
”Prima lavoro e welfare” dunque, e subito dietro, in un simbolico riconoscimento, ci saranno la Banda del Corpo Municipale dei Vigili Urbani, i gonfaloni di Comune, Provincia e Regione, quello dei partigiani dell’Anpi.  Le autorità, il coordinamento degli esodati, le associazioni, i partiti: tutti concordi nel sostenere come prima istanza unificatrice la mancanza di lavoro e il rilancio del welfare.
All’arrivo in piazza San Carlo – dove è stato possibile sottoscrivere le tre proposte di legge (introduzione reato di tortura nel codice penale; carceri a numero chiuso; depenalizzazione del consumo di droghe e riduzione dell’impatto penale) per la riforma del sistema carcerario, altro punto focale dell’emergenza italiana – dopo il saluto del sindaco, sono intervenuti, quali interpreti della festa dei lavoratori, un rappresentante della Gioc, un lavoratore del commercio e un precario. A concludere il comizio, a nome dei tre sindacati organizzatori, è stato Gianni Cortese, segretario torinese della Uil.

Tra i partecipanti al corteo torinese, una folta delegazione di “giovani invisibili”, organizzata dalle Officine Corsare: “Siamo nelle scuole, nelle università, nei laboratori di ricerca, nei pub a spillare le birre e nei supermercati a fare i promoter. Siamo quelli che navigano a vista, che ‘non ti pagano ma fa curriculum’ e che ‘cercasi apprendista con esperienza'”.  I “Giovani invisisbili” sono scesi in piazza con camici bianchi e tute trasparenti, perché “per almeno un giorno all’anno anche gli invisibili siano riconosciuti. Molti di noi non sono in questa piazza, ma il diritto di tutti alle tutele sociali e sindacali. Diritti, lavoro e reddito per tutte e tutti richiedono misure concrete: gli invisibili esigono risposte. Non possiamo più aspettare. Vogliamo restare, perchè siamo la generazione che non si arrende!“.

(toni castellano)



Facebook

Twitter

YouTube