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Il Belpaese (delle discriminazioni)

17 May Il Belpaese (delle discriminazioni)

logo_transf_grandeOmofobia e transfobia sono ancora due fenomeni molto diffusi nel nostro Paese. Nonostante la nostra Costituzione fin dal terzo articolo sottolinei che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Il Gruppo Abele è da sempre attento al tema dei diritti e della dignità delle persone. Ecco perché dal 2007, nonostante i tagli al welfare, continua a tenere aperto il proprio sportello “Oltre lo specchio”, a cui le persone transessuali possono rivolgersi.

Il 17 Maggio si celebra la giornata internazionale contro omofobia e transfobia, promossa ufficialmente dall’Unione Europea dal 2007, a seguito di alcune forti dichiarazioni da parte di autorità polacche contro la comunità GLBT.
Lo scopo principale della giornata è quello di far riflettere su questo tema molto delicato e portare all’attenzione dell’opinione pubblica questo tipo di violenza e discriminazione che vìola i diritti umani.
L’idea di dedicare una giornata a questo tema è stata di Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie e ha fatto coincidere il primo festeggiamento con il 17 Maggio del 2005, a 15 anni dalla rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Solo dal 2009 la Giornata include anche la transfobia.
In Italia è necessario dare un peso maggiore a questa giornata poiché ancora non è stata ideata una legge che possa contrastare l’omofobia e la transfobia che generano pregiudizi. Nel Bel Paese, infatti, il principio che più si avvicina ad una garanzia anti omofoba è il primo comma dell’articolo 3 della Costituzione, in cui si include (per interpretazione) la discriminazione nei confronti della comunità GLBT tra le “condizioni personali e sociali”.

A che punto è l’Italia?
Nel nostro codice penale, la discriminazione viene regolata e sanzionata dalla legge Mancino, la cui bozza effettivamente conteneva un riferimento specifico alla discriminazione sessuale, poi depennata prima dell’approvazione. Una menzione la troviamo anche nel Dls 09/07/2003 riguardo la discriminazione sessuale sui luoghi di lavoro.
Nel 2009 fu l’allora ministro Mara Carfagna a lanciare una campagna contro le discriminazioni intitolata “Nessuna differenza”. Nel 2011, Paola Concia ha redatto un testo base incentrato su una direttiva europea, bocciato dalla commissione Giustizia, nonostante solo il giorno prima (era il 17 maggio) Napolitano avesse dichiarato inammissibile l’irrisione degli omosessuali in società democraticamente adulte.
Un altro tentativo adottato dalla deputata del Partito Democratico Paola Concia di inserire un comma che riguardasse l’omofobia nell’articolo 61 del Codice Penale è stato affossato per pregiudiziale di costituzionalità. Decisione fortemente criticata dall’Unione Europea e ONU. Nel luglio 2011 la Camera respingerà per la seconda volta un suo ddl sul tema.
In buona sostanza, la strada della piena ufficializzazione dell’omofobia e transfobia come reato è piuttosto accidentata in Italia. Chiari segnali arrivano dalle istituzioni, ma vanno in direzioni completamente diverse: da una parte, per timore o ideologia, non si approvano leggi anti-omofobia dall’altra, vengono attuate campagne di sensibilizzazione contro la discriminazione e in alcuni casi vere e proprie limitazioni della manifestazione del pensiero, come ad esempio la cancellazione forzosa di concerti di artisti reggae i cui testi sono notoriamente omofobi e sessisti.
Un comportamento che non fa risplendere di democraticità e uguaglianza il nostro Paese agli occhi della comunità internazionale, soprattutto l’Europa, a cui siamo legati attraverso trattati e concordati molto più rigidi che con il resto del mondo.

Intanto in Europa…
l’Unione Europea recentemente ha approvato una nuova risoluzione contro l’omofobia (Risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012 sulla lotta all’omofobia in Europa 2012/2657(RSP). Sebbene le risoluzioni, non abbiano (a differenza di direttive e regolamenti) una applicazione diretta nello Stato di appartenenza, il Consiglio d’Europa (organizzazione internazionale diversa dall’Unione Europea) ha con una raccomandazione invitato i Paesi dell’Europa ad armonizzare i loro ordinamenti per far in modo di sanzionare i reati di omotransfobia.

Attualmente, i Paesi che adottano politiche contro l’omofobia sono: Paesi Bassi (’92), Spagna (’96), Belgio, Francia e Svezia (’03), Danimarca e Regno Unito (’04), Romania (’06), Portogallo (’07).
ILGA-Europe (Equality for lesbian, gay, bisexual, trans and intersex people in Europe) ha pubblicato un’interessante mappa dei Paesi europei e dei loro diversi livelli di democraticità nei riguardi di questa fattispecie

Fermarsi un giorno per riflettere
Il 17 Maggio rappresenta una data di speranza e lotta comune per il rispetto e parità di trattamento delle persone omosessuali e transessuali. Da troppo tempo, l’articolo 3 costituzionale non viene rispettato nei confronti della comunità GLBT: all’uguaglianza sostanziale e ad una minima apertura da parte del legislatore, fa ancora da contraltare un “pensiero comune” fatto di omofobia e bullismo omofobico a tutti i livelli della società.
Sebbene il nostro Paese si stia evolvendo, e i pregiudizi lascino lentamente posto ad un pensiero più razionale e proiettato ad un’inclusione della comunità GLBT nella vita sociale, con una maggiore attenzione ai diritti umani, resta comunque molto cammino da fare per raggiungere quell’obiettivo fissato e bramato dai costituenti: pari dignità, giustizia e diritti per tutti i cittadini.

(roberto de mitry)

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