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Il contrasto alle dipendenze oltre gli slogan

26 Jun Il contrasto alle dipendenze oltre gli slogan

Immagine 25Il 26 giugno si celebra la ventiseiesima Giornata Internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga e per l’occasione, campeggiano in questi giorni sui principali monumenti italiani (a Torino, la Mole Antonelliana) slogan che recitano messaggi di sensibilizzazione sul tema, per iniziativa del Dipartimento Politiche Antidroga, rivolta soprattutto ai giovani, con l’obiettivo di far riflettere sulla connessione tra criminalità organizzata, spaccio e consumo di sostanze stupefacenti.
Messaggi che, se sono condivisibili nel contenuto, non sono condivisibili nelle modalità con cui vengono comunicati perché rischiano di essere fraintesi e la loro forma di spettacolarizzazione può addirittura avere un effetto boomerang. Invece rispetto ad alcuni orientamenti problematici come la rdd (riduzione del danno), che cerca di incidere sul cambiamento di comportamenti di salute, la posizione, anche a livello internazionale, rimane anacronistica rispetto alle posizioni sviluppate da tempo dalla Ue in un delicato processo di condivisione degli obiettivi e delle azioni che il contrasto alla droga, nella sua complessità, richiede.
Per questo, gli operatori della Rete Italiana Riduzione Del Danno (ITARDD), nata proprio nella Giornata internazionale contro le droghe, denunciano che, nonostante sia riconosciuta la valenza sociale, sanitaria ed economica delle azioni di RDD, queste restano non pienamente accettate nel nostro Paese. “La RDD è parte integrante delle politiche comunitarie della UE – spiegano gli operatori della neo nata rete, che raccoglie un gruppo di associazioni attivi su questo tema in Italia – ed è anche presente nelle linee guida politiche e operative emesse dai diversi ambiti istituzionali comunitari, dal Parlamento all’EMCDDA (European monitoring centre for drugs and dgrug addiction)”.
Dai primi anni ’90 ad oggi in Italia si sono moltiplicati servizi che hanno aiutato migliaia di consumatori di sostanze psicoattive, nei servizi a bassa soglia, con interventi di limitazione dei rischi sanitari, di contenimento dei danni sociali, consulenze e ascolto, sostegno e difesa dei diritti, coinvolgendo operatori di tutte le professionalità comprese le competenze degli stessi consumatori. Eppure nel nostro Paese il dibattito sulla RDD, resta stagnante e la stessa definizione di “riduzione del danno” viene censurata, rigettata dal linguaggio, proprio nel momento in cui le istituzioni internazionali definiscono perdente una “war on drugs” combattuta con i mezzi della “tolleranza zero” e si orientano verso posizioni di prevenzione senz’altro, ma anche di contenimento. Nel nostro Paese, spiegano i firmatari del comunicato-denuncia “i tagli alle risorse, il mancato sostegno politico, la guerra ideologica e i pesanti limiti all’innovazione e allo sviluppo di una più comprensiva strategia sul piano della salute pubblica, stanno mettendo a dura prova il sistema della RDD italiana”.
Il dibattito sulla droga, specialmente nel nostro Paese, non riesce a liberarsi dagli ideologismi, mentre sarebbe necessario un atteggiamento pragmatico, che consideri tutti gli elementi che possono concorrere ad una politica di contrasto alla dipendenza da sostanze. Mettere insieme le buone prassi, insomma, con una visione “laica” della problematica e più attenta ai risultati. Soprattutto non censurare ciò che può aiutare a contrastare il fenomeno delle dipendenze, come viene fatto con le politiche di riduzione del danno. In merito al “pilastro” della prevenzione e della comunicazione, che in Italia produce campagne di comunicazione rivolte a target generici dai risultati che spesso non ne giustificano il dispendio economico, esiste una ulteriore problematicità: infatti una campagna antidroga, nel momento in cui viene fatta da un dipartimento dello Stato, dimentica di puntare il dito, per forza di cose, verso le “droghe legali”, e quindi tabacco, alcol e gioco d’azzardo. Perciò se da una parte è giusto costruire consapevolezza nei consumatori, sul fatto che fare uso di droghe porta acqua al mulino delle mafie, altrettanto bisognerebbe fare rispetto a tutta un’altra serie di consumi, i cui proventi vanno in mano ad altre lobby, sebbene queste siano legali. Una campagna contro le dipendenze dovrebbe essere fatta senza distinzione tra droghe legali o illegali, perché ciò che è lesivo per il consumatore, per il cittadino, è il comportamento di “addiction”, indipendentemente dalla sostanza. Insomma, se da un lato si accendono per un paio di giorni i riflettori dei monumenti d’Italia sul contrasto alla droga, dall’altro, ogni mezzo di comunicazione di massa proclama, tutti i giorni e a tutte le ore, le meraviglie del gioco d’azzardo, che si calcola metta a rischio di dipendenza 2 milioni di persone solo in Italia. E pur con l’indicazione di “bere” o “giocare” responsabilmente, le pubblicità che incitano a comportamenti a rischio di dipendenza si susseguono ad ogni stagione.

(toni castellano)



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