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Il Gruppo Abele risponde a Paolo Jarre

17 Aug Il Gruppo Abele risponde a Paolo Jarre

Il Gruppo Abele risponde alla lettera aperta del Primario del Dipartimento delle Dipendenze ASl 3 della Regione Piemonte, Paolo Jarre, pubblicata il 15 agosto dalle pagine de la Repubblica di Torino.

Caro Paolo,
come Gruppo Abele siamo sorpresi di ciò che scrivi su questo giornale circa le presunte mancate prese di posizione di don Luigi Ciotti, presidente nostro e di Libera. E’ quindi con un “noi” e non un “io”che ti rispondiamo, come Gruppo che raccoglie i pensieri e i sentimenti di chi ne fa parte.
Le 20 persone che in questi mesi a Torino sono state uccise da una maligna partita di eroina e da una sciagurata banda di spacciatori ci devono interrogare a fondo. Ma su più di un singolo aspetto. Non solo sulle sale di iniezione, o «stanze del buco», che sono un anello importante del sistema di interventi di riduzione del danno.
Sul ruolo significativo delle sale di iniezione il Gruppo Abele si è espresso in tutte le sedi utili, istituzionali e non. Lo fa da oltre 10 anni. In città fummo noi a promuovere la prima iniziativa al riguardo. Era il 2001. Di stanze del buco si parlò durante Strada Facendo, la tre giorni di discussione sul lavoro sociale di cui fummo promotori. C’eri anche tu. Fu il Gruppo a fornire il dossier delle evidenze scientifiche a favore delle sale di iniezione alla Commissione comunale istituita dall’assessore Lepri. Fu il Gruppo a pubblicare il primo libro sulla riduzione del danno e a cogestire la Conferenza internazionale sul tema. Ancor prima fu il Gruppo a cofondare la Lega Italiana di Lotta all’Aids. E nel ’95 fu del Gruppo il progetto dell’unità di strada cittadina e del primo drop in. Da allora abbiamo consolidato gli interventi a bassa soglia: al Centro crisi è seguito il dormitorio, poi il secondo drop in. E ci sono le comunità terapeutiche, i reinserimenti lavorativi, le cooperative del consorzio Abele-lavoro. Anche in questi giorni siamo aperti 24 ore su 24, perché, come sai, le richieste non mancano e soprattutto nei giorni di festa.
Ma il problema “droga” non è comprensibile se lo si guarda solo dal lato della domanda. Bisogna anche capire le dinamiche dell’offerta. La lotta al narcotraffico non è solo faccenda delle Forze dell’Ordine: richiede anche la sensibilizzazione della società civile, al Sud come al Nord. Così nacque Narcomafie e soprattutto Libera, l’associazione di associazioni di lotta alle mafie.
Scusa se ci siamo dilungati. Ma è solo perché ci pare che, oltre alle cose che diciamo, ciò che abbiamo fatto e che continuiamo a fare parli per noi. Della nostra presenza, del nostro esserci.
Crediamo che ciascuno faccia la sua parte. Siamo tutti in gioco, condividiamo gli stessi obiettivi, liberi tuttavia di praticarli nella propria indipendenza e nella reciproca fiducia. Un credito di fiducia che non togliamo alle persone dipendenti né alle relazioni fra noi.
In franchezza non sappiamo dirti quante overdose infauste si sarebbero potute evitare con le sale d’iniezione. Qualcuna probabilmente sì (ragione più che sufficiente a favore), altre sicuramente no (molti consumatori preferiscono farsi in casa, in auto, alcuni sono refrattari ai servizi).
Per tentare di rendere giustizia alle vittime della droga e dei narcotrafficanti dobbiamo però farci anche altre domande. Una almeno, importante quanto la precedente, è la seguente: perché non ha funzionato il Sistema di Allerta Rapido che identifica precocemente i casi di overdose, ne individua la possibile causa e lancia l’allarme tra i servizi, gli operatori e gli stessi consumatori? Perché di fronte a una sequenza di 20 overdose avvenute nell’area torinese in poco meno di due mesi un qualche ragionevole dubbio non è serpeggiato tra 118, Pronto Soccorso, Centro antiveleni, Ser.t, Osservatorio epidemiologico delle dipendenze?
Ci siamo accorti di ciò che stava capitando perché ci ha informati il sistema giudiziario. È stato il Gruppo Abele ad avvisarti (abbiamo avvisato tra gli altri anche te, che sei referente per la regione in materia di riduzione del danno), quando è stato informato dalla Procura.
Un Sistema di Allerta Rapido funzionante avrebbe sicuramente un po’ aiutato a contenere i decessi, ben sapendo che per molte delle cose di cui ci occupiamo non c’è “la soluzione”, ma solo un importante “meno peggio” conseguibile disponendo di tutti i servizi necessari e di un loro stringente coordinamento.
Certo, anche una sala di iniezione a Torino avrebbe un po’ aiutato a limitare la strage, ma nella sua mancanza non possiamo trovare alibi per altre responsabilità inevase né possiamo inventarci improbabili specchietti per le allodole, ingannevoli soprattutto a noi stessi.



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