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Il Mit per la depatologizzazione della transessualità

14 Jun Il Mit per la depatologizzazione della transessualità

Si è appena conclusa la settimana delle manifestazioni e riflessioni in occasione dell’Europride 2011 che ha visto l’Italia, in particolare la città di Roma, come paese ospite.
Tra le tante iniziative, è stato organizzato un convegno promosso dall’ONIG (Osservatorio nazionale sull’identità di genere) e organizzato dal MIT (Movimento Italiano Transessuali), dall’Associazione Libellula e dal SAIFIP (S.C. Chirurgia Plastica e Ricostruttiva Azienda ospedaliera San Camillo – Forlanini di Roma) dal titolo “I servizi e le associazioni per le persone transessuali e transgender: tra ricerca e buone pratiche”.
In un clima di confronto e messa in comune delle esperienze piuttosto lontano dai convegni accademici è stato fatto il punto sul dibattito internazionale che porterà alla formulazione del nuovo DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), in particolare sul tema della definizione e della diagnosi del transessualismo. A introdurre il tema è stato il Professor Friedmann Pfafflin, docente di Psicoterapia, capo della sezione Psicoterapia Forense presso l’Università di Ulm e membro della commissione che si sta occupando della riformulazione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
A questo proposito il MIT di Bologna, la storica associazione che da oltre 40 anni si batte per il riconoscimento dei diritti delle persone transessuali, ha redatto il documento “Transessualismo, patologia o esperienza umana significativa”, con il quale si promuove la depatologizzazione dell’esperienza transessuale.

Mit-italia.it
(a cura dello sportello per le persone transessuali e transgender Oltre lo specchio – Gruppo Abele)

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