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“Il razzismo in Italia e in Europa”: Martin Schulz e Cècile Kyenge a Palazzo Madama

25 Mar “Il razzismo in Italia e in Europa”: Martin Schulz e Cècile Kyenge a Palazzo Madama

Immagine 25“L’Europa è un continente di immigrati, è inutile nasconderlo. Schierarsi contro ‘lo straniero’ non serve a nulla, semmai dovremmo pensare a un sistema di leggi concrete, in modo tale da favorire l’integrazione”. Così il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ospite d’onore del convegno “Il razzismo in Italia e in Europa”, organizzato da Enar (European Network Against Racism) e dal Centro d’iniziativa per l’Europa, nella Sala del Senato di Palazzo Madama, a Torino. Intervistato dal direttore de La Stampa, Mario Calabresi, Schulz si è soffermato sulle derive xenofobe che si stanno manifestando in alcuni stati europei, ad esempio in occasione del voto locale olandese: “Sono convinto che nel 20% di persone che hanno votato Wilders, solo una piccola minoranza è razzista, gli altri sono disperati”. A proposito degli sbarchi sulle coste italiane: “Non è soltanto un vostro problema, deve interessarsene anche l’Europa”.

All’evento ha partecipato anche Cècile Kyenge, parlamentare ed ex ministro per l’Integrazione, che si è soffermata su alcune delle critiche ricevute durante i dieci mesi a Palazzo Chigi: “Con il nostro ministero abbiamo sfatato molti tabù. Quando sono stata attaccata, anche duramente, non offendevano me, bensì tutto quello che rappresentavo: voi, i vostri figli, l’idea del cambiamento”.

Durante l’incontro, l’Enar ha presentato il “Rapporto Ombra 2013″, con alcuni dati riguardanti razzismo e discriminazione nel mondo del lavoro in Europa. Dal documento risulta che per le minoranze (rom, musulmani, extracomunitari e donne di origine straniera) la discriminazione è un enorme ostacolo nella ricerca del lavoro e le cose non migliorano una volta trovato un impiego. In Finlandia e in Belgio i tassi di disoccupazione sono tre volte più alti per i cittadini nati fuori dall’Unione europea. In Gran Bretagna, invece, chi possiede un nome straniero ha un terzo delle possibilità di trovare lavoro rispetto ad un cittadino con nome britannico. Anche i salari, qualora gli stranieri riescano a trovare un’occupazione, sono più bassi rispetto a quelli destinati agli europei. Addirittura in Polonia, i lavoratori immigrati, per evitare il licenziamento, sono costretti agli straordinari. Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Contact Center Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) parlano di quasi mille segnalazioni di discriminazioni etnico-razziali pervenute nel 2013, provenienti soprattutto da regioni del Centro-Nord (Lazio 22,1%, Veneto 17% e Lombardia 14,7%). L’80% delle discriminazioni avviene in forma diretta e spesso sono accompagnate da molestie.



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