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Il reddito di dignità misura di giustizia sociale

30 Jun Il reddito di dignità misura di giustizia sociale

don_luigi_ciottiL’intervento di Luigi Ciotti nel corso dell’incontro oggi a Roma con i Parlamentari di Camera e Senato organizzato dalla campagna per il Reddito di Dignità, promossa da Libera e Gruppo Abele e la partecipazione di BIN Italia e Cilap.

“Siamo davanti ad una crisi causata da un forte aumento della corruzione e da una caduta verticale della dignità. Possiamo uscirne solo guarendo dalla corruzione recuperando la dignità perduta. Sono passati ormai sette anni dal biennio 2007-2008. Ma non c’è stato ancora un vero cambiamento di rotta. E’ questo tentennare, questo girare attorno al problema, che amareggia il Papa quando scrive nell’enciclica appena pubblicata: ‘La crisi finanziaria era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo’. I provvedimenti presi spesso continuano a seguire il dogma del mercato. Un dogma non solo discutibile sul piano etico, ma inefficace sul piano pratico. Il “liberismo economico” prometteva più benessere per tutti: ha prodotto disoccupazione, povertà, smarrimento, salvo per minoranze che da molto ricche sono diventate ancora più ricche. Ormai sappiamo (dovremmo sapere) che una società  dove comanda il denaro – dove il denaro non è più mezzo ma fine ultimo – è una società dove la maggior parte delle persone è umiliata, offesa, sfruttata, derubata dalla sua dignità. Per ritornare in carreggiata servono allora provvedimenti urgenti. Il “reddito di dignità” è uno di questi. Certo, bisogna studiare la formula. Scegliere fra le varie proposte la più efficace, in termini di rapporto fra costi e benefici, ma soprattutto quella che meglio incontra aspettative di milioni di persone, i loro bisogni e le loro speranze. E anche fare un po’ di chiarezza. Si è fatta (e in parte si continua a fare) confusione tra reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito. Chiariti i particolari tecnici e risolto il nodo del reperimento fondi (attraverso la riduzione delle spese militari, il recupero dell’evasione fiscale, la soppressione delle deroghe sugli appalti per le grandi opere, che fanno lievitare la spesa e la corruzione) va sottolineato che il reddito di dignità non è un provvedimento assistenzialistico. E’ una misura di giustizia sociale e, dunque, un investimento di speranza. E’ necessario ribadire con forza  che se cresce il welfare cresce il  Paese perché il welfare non è un lusso, ma un bene comune per cui impegnarsi. I diritti sociali abilitano a esercitare gli altri diritti quelli  civili, quelli  politici Ma il reddito di dignità  è anche un atto di vera politica. Per tre ragioni: perché decide sui processi economici invece che subirli e ha il coraggio di modificarli quando ostacolano il bene comune; perché crede che la giustizia sociale sia il vero antidoto alle mafie, alla corruzione, ai privilegi e agli abusi di potere; perché sa che certi frangenti delicati come questo, il sostegno ai deboli, alle vittime, agli emarginati è un imperativo etico, un obbligo di coscienza che precede ogni valutazione, ogni calcolo, ogni opportunità. Si è sentito dire che il “reddito di cittadinanza” non è una misura di sinistra perché la sinistra non fa assistenza, ma dà lavoro. Belle parole, ma intanto cosa facciamo con i milioni di poveri, di disoccupati? Con chi vive in strada, razzola nei cassonetti, lavora ma non ha un salario che permette di sopravvivere?  Quando una persona sta affogando, ci si tuffa in acqua e si cerca di portarla in salvo, non si sta a discutere se farlo nuotando a rana o a stile libero…”. Ancora una volta si tratta di tradurre in scelte coerenti documenti che stanno alla base della nostra vita civile e che dunque ci siamo impegnati a realizzare come politici, amministratori, come società responsabile e semplici cittadini.Penso all’articolo 34 della Carta di Nizza dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dove si dice: “(…) Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e parassi nazionali“. O al passo della nostra Costituzione (art.36) dove si afferma: “(…) il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa“.Quelle carte che parlano della dignità come dell’ingrediente indispensabile della nostra vita. L’ingrediente che la rende libera, viva, pienamente umana”.



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