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Il solare non tramonta (nonostante le leggi italiane)

21 Sep Il solare non tramonta (nonostante le leggi italiane)

fotovoltaico4A fine 2011 l’Italia produrrà più elettricità dal sole di quanto potrebbe fare una centrale nucleare. Lo dice uno studio appena pubblicato dal Gse (Gestore servizi energetici), che precisa anche la percentuale di consumi elettrici coperti nel 2011 grazie ad impianti fotovoltaici: circa il 3%. Una cifra molto elevata se si pensa che la Germania, Paese leader del settore malgrado la svantaggiata posizione geografica, nel primo semestre di quest’anno ha avuto una produzione del 3,5%. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi del Gse, a fine 2011 l’Italia raggiungerà un livello di potenza di 12 GW, con un numero di impianti che toccherà 300 mila unità. E la corsa italiana al solare sarebbe destinata a proseguire ulteriormente. “Le cifre che emergono dalla ricerca del Gse sono inconfutabili – commenta Giuseppe De Donno, ingegnere della divisione Dinamo della cooperativa sociale Arcobaleno (Consorzio sociale Abele Lavoro). Nonostante l’incertezza legislativa che negli scorsi mesi ha posto dei bastoni tra le ruote dello sviluppo fotovoltaico, l’Italia sta ancora facendo passi da gigante in questo settore”. A tagliare le gambe all’energia solare in corsa ha contribuito non poco l’incertezza causata dal Decreto Romani, che nel mese di marzo aveva di colpo azzerato gli incentivi ad aziende e privati cittadini per l’installazione di impianti fotovoltaici in attesa del nuovo Conto energia, poi approvato a metà maggio con un parziale ripristino degli incentivi: “Sebbene il quarto conto energia abbia superato il Decreto Romani e abbia reintrodotto gli incentivi – spiega De Donno – si è creata negli investitori una sfiducia verso la possibilità di usufruire delle agevolazioni. E questo sta mortificando la crescita del settore. Soprattutto le realtà più piccole tra gli installatori di impianti fotovoltaici accusano un contraccolpo non indifferente a causa di questa situazione”. A pagarne le conseguenze non è soltanto l’ambiente, che rischia di veder arretrare la diffusione di una fonte pulita di energia, ma anche i lavoratori di un settore che stava dando respiro occupazionale ad un contesto segnato dalla crisi economica e dall’emorragia di posti di lavoro nel settore industriale: “dopo aver formato alla professione 35 lavoratori della nostra cooperativa e dopo aver lavorato per due anni con un numero sempre più importante di clienti – spiega il presidente di Arcobaleno Potito Ammirati – ora abbiamo dovuto ricorrere alla cassa integrazione per 10 persone e non confermare il contratto ad altri 5 lavoratori”. Una situazione che vale per la cooperativa sociale torinese come per molte altre piccole e medie imprese in tutta Italia, per un totale (stime della Cgil) di oltre 120 mila posti di lavoro a rischio. Insomma, il solare in Italia non vuole tramontare. E per questo sono indispensabili politiche che ne sostengano con determinazione uno sviluppo continuativo.

(manuela battista)



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