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Immigrazione: don Ciotti, rischiano criminalità organizzata. Ogni regione faccia la sua parte

05 Apr Immigrazione: don Ciotti, rischiano criminalità organizzata. Ogni regione faccia la sua parte

05.04.2011 | Ansa

Trento – “Il rischio che parte delle migliaia di migranti arrivati dal Nordafrica vengano assorbiti dalla criminalità organizzata c’é. Purtroppo è stato sempre così, fa parte di un percorso della storia, di chi non riesce a inserirsi, di chi non trova delle opportunità e dei punti di riferimento”. L’ha affermato don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, parlando a Trento, a margine di un incontro con dei giovani nella sede della Cooperazione trentina.
“Questo – ha proseguito – non vuol dire giustificare, ma cercare di comprendere. Ma bisogna fare in modo che questo non avvenga e per farlo bisogna creare delle opportunità per accompagnare diversamente queste persone”.
“Attenzione – ha ammonito – perché la criminalità organizzata, il caporalato ad esempio, lo sfruttamento della manodopera, si sa che non è nel codice penale, non è un reato penale, ma un’ammenda amministrativa. E’ necessario che diventi un reato. Perché molti di questi cercheranno poi il lavoro nel caporalato. C’é una proposta – ha concluso – che la Cgil ha lanciato e mi auguro che tutti i sindacati facciano propria, che anche noi cerchiamo di sostenere. Perché queste persone verranno acchiappate in questi circuiti, ma questo è un fatto storico. Ma noi dobbiamo, lucidamente, non scoprire l’emergenza, ma creare interventi attenti e puntuali”.

“La Costituzione italiana non parla di nord o di sud, parla di doveri e di diritti. Credo che ogni regione, in proporzione agli abitanti, alle opportunità, agli strumenti, ai mezzi e agli spazi, debba rendersi disponibile ad accogliere le persone più deboli e più fragili”. Così don Luigi Ciotti, il fondatore del Gruppo Abele e di Libera, ha invitato a una maggiore disponibilità nell’accoglienza dei migranti provenienti dal Nordafrica, parlando a margine di un incontro con i giovani a Trento.
“L’Europa – ha aggiunto – deve fare la sua parte, soprattutto dobbiamo lavorare per creare una cooperazione seria e molto attenta per i Paesi in difficoltà, più poveri. Oggi più che mai dobbiamo anche non dimenticarci che questi dittatori sono dei tiranni, che sapevamo bene chi erano, che li abbiamo celebrati, accolti e incensati, che il traffico delle armi, se si vanno a vedere i dati, l’anno scorso da parte dell’Europa è aumentato, unico mercato cresciuto dell’ 8% e più, che è raddoppiata la vendita delle aziende di armi in Europa, duplicata rispetto ai Paesi del Nordafrica, triplicata rispetto all’America latina. E’ un’Italia e un’Europa che deve anche interrogarsi su questo. Ci sono delle ambiguità, delle
incongruenze, delle schizofrenie. Da una parte si è forgiato, si è incoraggiato, si è dato armi a un signore come Gheddafi o ad altri dittatori e si conosceva che lì la libertà e la democrazia non venivano applicate e nessuno si stupiva di questo”.
“Mi auguro – ha concluso – che sia la politica a spegnere questi incendi che si sono accesi. E che lo faccia in fretta. La politica deve tornare non alle armi, ma alla politica”.



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