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Immigrazione, in Piemonte aumentano gli ingressi

30 Oct Immigrazione, in Piemonte aumentano gli ingressi

immigrati_stranieri_296I residenti stranieri in Piemonte aumentano ma non fanno più paura. A dirlo è il dossier statistico Immigrazione 2014 realizzato da Idos per conto dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali). Nella Regione dal 2012 al 2013 la popolazione straniera è passata da 384.996 a 425.523 persone. Tuttavia i piemontesi non sembrano spaventati: nel 2002 l’immigrazione era al terzo posto tra le preoccupazioni dei cittadini dopo criminalità e lavoro. Oggi, invece, la tematica scivola al quinto posto preceduta da criminalità, tassazione, lavoro, ambiente e servizi pubblici.
Nella regione i cittadini non italiani sono il 9,3% della popolazione, un valore leggermente più alto della media nazionale che si ferma invece all’8,1%. Tuttavia il fenomeno è molto variegato in base alle province: Biella e Verbania-Cusio-Ossola, ad esempio, presentano dati al di sotto della media nazionale.
Le catene migratorie e le peculiarità dei settori produttivi presenti nel territorio hanno consolidato il fenomeno delle concentrazioni etniche: nelle Langhe si registra una forte presenza di macedoni mentre il Monferrato è  meta di croati, i senegalesi hanno scelto la provincia di Novara, a Torino invece è forte la presenza di persone provenienti dalla Romania.
Ma sono ancora in pochi ad ottenere la cittadinanza: nel 2013 le acquisizioni hanno riguardato appena 24 persone ogni 1.000 residenti stranieri.

Il dossier dedica molta attenzione alle tematiche dell’infanzia: nello scorso anno il 19,7% (ovvero un bambino su cinque) dei nuovi nati era di origine straniera . Nelle scuole primarie e secondarie della Regione la popolazione non italiana è pari al 12,7% con 75.726 allievi. Aumenta la presenza dei cittadini non italiani anche nei licei (23,3% del totale), un elemento di novità rispetto al trend degli anni passati che mostrava percorsi di istruzione soprattutto di ambito tecnico-professionale.

Per gli stranieri, proprio come per gli italiani, i numeri che preoccupano di più sono quelli sul lavoro: il tasso di disoccupazione tra gli immigrati è del 22,8% contro l’8,9% degli italiani. Drammatici i dati che riguardano i giovani stranieri sotto i 24 anni: in questa fascia d’età i senza lavoro sono il 52,7% contro il 37,8% dei loro coetanei italiani.
Tuttavia le stime sono incoraggianti per chi sceglie di mettersi in proprio: nel 2013 le imprese avviate dagli italiani hanno segnato un -3,4% mentre quelle avviate dagli stranieri un +4,5%.
Un altro settore dove si respirano segnali di ottimismo è quello agricolo: il saldo fra assunzioni e cessazioni è positivo. Male per tutti gli altri comparti: a fronte di 82.067 assunzioni di stranieri avvenute nel 2013 ci sono state 91.913 cessazioni di rapporti di lavoro.

(valentina casciaroli)



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