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Immigrazione. Non diamo i “numeri” ma i diritti

22 Oct Immigrazione. Non diamo i “numeri” ma i diritti

boldriniCalo degli ingressi e dei soggiorni illegali delle persone immigrate in Italia. Sono i risultati dell’ultimo monitoraggio di Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere europee, che, nonostante la controtendenza di Puglia e Calabria, registra per il nostro Paese oltre il 70% di ingressi illegali in meno nei primi otto mesi del 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009. Abbiamo chiesto un commento a Laura Boldrini, giornalista e portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Meno ingressi e soggiorni illegali nel nostro Paese. Dati credibili o propaganda di certa politica, italiana ed europea, favorevole ai respingimenti e preoccupata di rassicurare l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione?
Il fatto che diminuisca il numero di persone intercettate alle frontiere non significa, come a volte traspare dai media, che ci siano oggi meno immigrati irregolari nel nostro Paese. La maggior parte degli ingressi extracomunitari avviene tramite varie forme di visto – perciò regolarmente – e la permanenza irregolare subentra solo alla scadenza del permesso. Indubbiamente c’è stato un calo degli ingressi irregolari, soprattutto via mare. Ma quella che viene promossa come una riduzione del numero di immigrati clandestini è il risultato di politiche che impediscono ai rifugiati e ai richiedenti asilo di far valere il proprio diritto di chiedere ed ottenere protezione. Sulle coste pugliesi e calabresi, dove continua a essere alto il numero di ingressi irregolari via mare, approdano persone, tra cui molti minori, in fuga da Afghanistan, Iraq, Iran: tutti quindi potenziali richiedenti asilo.

Cosa succede ai “respinti”, a quelli che non arrivano?
In Italia nel 2008 furono presentate 31mila richieste d’asilo, in linea con gli standard europei. Erano scese a 17mila nel 2009, mentre nello stesso anno erano in aumento in Paesi come la Francia (40mila richieste) o la Germania (25mila) e per il 2010 si stima un’ulteriore diminuzione delle richieste. La diminuzione delle richieste in Italia non significa che le condizioni nei Paesi di partenza siano migliorate. In quei Paesi continuano a esserci guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

Nel tuo libro “Tutti indietro” (Rizzoli, ndr.) scrivi che oggi, anziché distinguere tra immigrati, rifugiati, richiedenti asilo è più comodo «parlare di clandestini e rimandarli tutti indietro». Come superare queste semplificazioni e innescare un cambiamento culturale?
È necessario considerare i diritti fondamentali della persona come un valore da comunicare all’opinione pubblica, far capire che il migrante, il richiedente asilo e il rifugiato sono persone portatrici di capacità e di ricchezza. Altrimenti si accolgono misure che sono contrarie ai principi di legalità e di giustizia. L’antidoto sta in una comunicazione più efficace e responsabile sul tema dell’immigrazione, oltre che in politiche realistiche, consapevoli e responsabili rispetto al fenomeno migratorio.

Cosa fare perché l’immigrazione non sia più una condanna, ma una scelta?
Per le immigrazioni forzate, quelle dei rifugiati e dei richiedenti asilo, è necessario rilanciare negoziati di pace nei Paesi da cui provengono e fare in modo che in questi Paesi si affermi la democrazia. Per chi migra dai Paesi più poveri, la migrazione sarà una scelta e non una condanna se vi sarà una migliore distribuzione della ricchezza globale. È necessario uscire dalla situazione per cui il 20% del mondo sfrutta l’80% delle risorse disponibili, così che un cittadino non debba obbligatoriamente migrare per assicurare un futuro dignitoso a sé e alla propria famiglia.

Parte della sinistra sembra voler seguire la stessa strada del governo nelle politiche securitarie. Ha fatto scalpore la recente proposta dell’«ammissione a punti» per le persone immigrate da parte di un gruppo di esponenti del PD. Cosa ne pensi?
Penso che il fenomeno migratorio debba essere valutato nella sua interezza, considerandolo come un fattore di sviluppo per la società. Il miglior modo di gestirlo è aumentare le vie legali per la migrazione, favorire l’accesso legale al Paese. L’irregolarità, che nessuno vuole, è frutto di leggi non realistiche che non favoriscono la coesione sociale. È necessario promuovere l’inclusione dei migranti perché si sentano integrati. Se si lavora sull’inclusione sociale, il processo si svilupperà naturalmente. Senza bisogno di “dare i punti”.

(toni castellano)



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