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Inps/Caritas: il rapporto sugli immigrati regolari

10 Jun Inps/Caritas: il rapporto sugli immigrati regolari

Svolgono lavori umili, spesso con paghe basse e contribuiscono in maniera significativa al sistema di previdenza italiano. Sono gli immigrati regolarmente presenti in Italia che lavorano e risultano registrati all’Inps, così come li fotografa il quarto rapporto realizzato da Caritas/Migrantes in collaborazione proprio con l’istituto di previdenza nazionale.
Due milioni settecento mila persone, ovvero un ottavo del totale di tutti gli iscritti all’Inps, che nel 2008 hanno versato nelle casse dell’istituto per la previdenza 7 miliardi e mezzo di euro, mentre quelli che tra di loro beneficiano di prestazioni pensionistiche sono appena 110 mila (dato aggiornato al 2010).
Data l’età media delle persone migranti presenti nel nostro Paese, il rapporto tra stranieri lavoramente attivi e pensionati continuerà ad essere nettamente a favore dei primi per molti anni: le previsioni pubblicate dal Rapporto parlano di un incremento molto più lento rispetto a quello dei pensionati italiani: nel 2025 si stima che saranno poco più di 600 mila gli immigrati a cui verrà corrisposta una pensione (8% della popolazione straniera presente in Italia, contro il 28% della popolazione generale). Una boccata di ossigeno per la previdenza pensionistica del nostro Paese, dove gli over 65 sono in costante crescita.
Questa fascia di lavoratori ha occupato negli anni le zone lasciate libere del mercato, svolgendo quelle che vengono etichettate come occupazioni di “basso profilo”. Colf, muratori, operai agricoli che, come spiega Franco Pittau, coordinatore del Dossier Statistico, sono lavoratori “preparati e dotati di buona volontà” . E soprattutto sono utilissimi all’economia nazionale perché capaci di tenere in vita settori produttivi che sarebbero altrimenti in via di abbandono. Per quanto riguarda il loro contributo nell’ambito del welfare privato, poiché 1 lavoratore straniero su 6 si occupa di assistenza familiare, questo consente un risparmio pubblico stimato dal Ministero del lavoro sui 6 miliardi di euro annui. In continua crescita anche i migranti che aprono attività commerciali o che risultano come lavoratori in proprio. Questo viene interpretato da un lato come la volontà delle persone straniere di emanciparsi dalla condizione di lavoratore dipendente, magari per entrare in un ambito di lavoro più rispondente alle proprie competenze. Dall’altro, alcuni di questi “liberi professionisti”, soprattutto nel campo dell’edilizia, sono in realtà costretti ad una scelta “forzata” da datori di lavoro che – denuncia il rapporto – per evitare gli oneri fiscali e previdenziali (e le notevoli incombenze burocratiche), non sono propensi alla regolare assunzione” dei propri lavoratori. Per cui il lavoro autonomo degli immigrati va considerato, seppure parzialmente, una sorta di maschera di un lavoro subordinato discontinuo, specie in edilizia”.
Insomma, i lavoratori stranieri in Italia sono parte funzionale del mercato del lavoro , ma risultano ben più esposti sul piano della precarietà rispetto agli italiani. E guardando al loro futuro, nonostante contribuiscano notevolmente agli introiti delle nostre casse previdenziali, saranno i più esposti a ricevere pensioni minime, poichè svolgono lavori a basso reddito e in maniera discontinua, col rischio concreto di ritrovarsi in vecchiaia sulla soglia di povertà.

(toni castellano)



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