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Inside Out, una manifestazione permanente

13 Jan Inside Out, una manifestazione permanente

inside_aA due anni dall’inizio della campagna “L’Italia sono anch’io”, che ha presentato con più di 100 mila firme le due proposte di leggi di iniziativa popolare sulla riforma del diritto di cittadinanza per i minori, e il diritto di voto ai lavoratori regolarmente presenti nel nostro Paese, il progetto tiene alta l’attenzione sui diritti di cittadinanza e vive di nuove energie, con una nuova veste artistica. Da alcuni mesi la campagna porta infatti il prefisso “Inside Out”.
Inside Out/L’Italia sono anch’io 2013 è il risultato della collaborazione tra gli ideatori della campagna nazionale “L’Italia sono anch’io” per i diritti degli immigrati, Abcm progetti – agenzia che sviluppa e produce progetti speciali con la fotografia d’autore – e lo street artist JR.

“Il progetto – ci ha spiegato Camilla Invernizzi di Abcm – unisce l’iniziativa di enti comunali o provinciali e l’intervento dei cittadini. Si tratta di opere d’arte pubblica che testimoniano l’appoggio dei cittadini alle richieste della campagna: due proposte di legge. La prima sulla concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul suolo italiano. La seconda relativa al diritto di voto agli stranieri regolari presenti nel nostro Paese”.

Quali sono le caratteristiche della campagna e in quali fasi si divide?
La caratteristica principale della campagna è la collaborazione tra istituzioni, cittadini e artisti con un fine di tipo unicamente sociale. Non ci sono sponsor, solo la partecipazione dal basso.
A dare vita alla campagna è stato il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio, presidente dell’Anci. L’obiettivo era fin dall’inizio quello di sensibilizzare il maggior numero possibile di cittadini sui temi dei diritti degli immigrati che vivono e lavorano nelle nostre città.
Del Rio ha creato una rete di comuni intenzionati a trattare questi temi, invitando altri sindaci ad aderire alla campagna. Nel frattempo alla campagna si erano unite 19 associazioni italiane, tra cui anche il Gruppo Abele, Libera e Terra del Fuoco.

Quali sono le fasi?
È abbastanza semplice: si trovano delle persone che condividono gli ideali della campagna, anche per la strada. Al posto di chiedergli di firmare una petizione gli si fa una foto. Un’immagine in primo piano. Una volta raggiunto un certo numero di “facce” queste vengono inviate a JR che le elabora rendendole tutte del medesimo formato, degli stessi colori, eccetera. JR le rimanda indietro e noi le stampiamo su grandi manifesti. Una volta rispediti alle città di provenienza (della foto) non resta che trovare persone disponibili, con l’assenso del comune, per fare una giornata di affissione: attacchini, muri e colla. Abbiamo voluto realizzare tutto nello stesso giorno, in tutte le città contemporaneamente. Il 20 ottobre scorso (che doveva essere il giorno in cui la legge sullo ius soli veniva discussa in parlamento, ma è poi stata rimandata) si è proceduto a esporre circa 1500 manifesti.

inside_bQual è la prossima tappa della campagna?
Vista l’ottima riuscita stiamo tentando ora di coinvolgere altre città per la stessa tipologia di evento. La novità di questo periodo è che miriamo anche a realizzare lo stesso format nelle scuole, con ragazzi giovani. Abbiamo provato con una prima scuola a Milano – il Liceo Virgilio – e ci siamo accorti che questa attività, così strutturata, sui ragazzi fa presa. Funziona. Attraverso stimolo “pratico” della fotografia e quello dell’attività dell’affissione delle loro stesse facce si riesce a scaturire una riflessione su temi importanti come la convivenza tra culture diverse, l’accettazione delle differenze e la ricchezza che queste differenze portano.
Un’altra questione su cui attualmente ci dobbiamo concentrare è ovviamente il sostentamento economico di questo progetto. La realizzazione dell’evento non ha costi elevati, a parte la stampa dei cartelloni il lavoro di affissione lo fanno dei volontari e anche il lavoro grafico è gratuito, ma gestire otto o più città richiede comunque energie. Per poter andare avanti abbiamo deciso di partecipare, con questo progetto, a un bando artistico nazionale che si chiama “CheFare”. Chi vince il bando, e si vince ricevendo il più alto numero di voti, ottiene un fondo di 100.000 euro. Questo ci permetterebbe di replicare il progetto ed espandere la sperimentazione nelle scuole, oltre che vedere riconosciuta la valenza intrinseca della campagna in sé.
Per di più il 2013 è l’Anno Europeo della Cittadinanza. Questo è, per tutte le attività già in atto, dalle scuole agli enti comunali, uno stimolo in più per fare breccia, per raggiungere l’obiettivo.

inside_cLa vostra è un’agenzia che sta svolgendo una campagna con uno scopo sociale. Qual è il vostro grado di partecipazione e come giudicate il valore aggiunto del connubio tra arte e sociale?
È giusto sottolineare che l’obiettivo della campagna è sia sociale che politico.
Come detto prima, la nostra è un’agenzia di progetti speciali legata alla fotografia d’autore. La nostra adesione alla campagna “L’Italia sono anch’io” è stata immediata. Nei valori come anche nel lavoro: subito abbiamo messo a disposizione le nostre capacità, dando vita a “Inside Out/ L’Italia sono anch’io 2013″.
Credo che i valori aggiunti siano almeno un paio.
Intanto la forza comunicativa dell’arte: il linguaggio semplice e fondamentale che utilizziamo, ossia l’uso delle facce, mette davvero coloro che aderiscono in prima linea. Bisogna ovviamente tenere conto della collaborazione di un artista internazionale come JR per capirne la portata estetica. JR è un fotografo francese conosciuto in tutto il mondo per i suoi lavori che uniscono arte e azione e prevedono l’affissione di grandi immagini fotografiche in bianco e nero in luoghi pubblici. Le sue creazioni si possono trovare a Kabul come a Tokyo, a Parigi come a San Paolo. Basti dire che il progetto, a seguito della sua collaborazione, ha avuto immediatamente 10 media partner fissi. Partner del calibro del Corriere della sera e Sky arte.
L’altro valore fondamentale che scaturisce dal connubio tra arte e sociale è la capacità di coinvolgere dal basso, che non poteva mancare in questa iniziativa: rendere i cittadini “parte attiva” di una campagna di comunicazione e non solo fruitori in quanto “target” di un messaggio. È come se “Inside Out” fosse una manifestazione permanente, appiccicata sui muri della propria città.
Le facce che si fanno fotografare non sono solo quelle degli immigrati che hanno bisogno della cittadinanza. Anzi, sono soprattutto gli italiani quelli che condividono i fini della campagna e si espongono per richiedere il riconoscimento di diritti importanti per una parte di cittadini che incrociano quotidianamente nella propria vita, sul lavoro, a scuola, tra le proprie amicizie.
Da questa campagna, emerge con chiarezza (e anche con un forte impatto visivo) che una grande, non trascurabile parte di cittadini, non crede che classificare le persone in base alla provenienza geografica sia utile per proiettarsi nel futuro.

(toni castellano)



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