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Istat: famiglie sempre più povere

07 Dec Istat: famiglie sempre più povere

mense_caritasL’Istat parla chiaro: l’Italia è un paese a rischio povertà e decisamente diseguale, con differenze fra nord e sud ancora apparentemente insuperabili.
Dalla rilevazione dei dati del 2015 si evince come quasi una famiglia su tre sia a rischio di povertà, di esclusione sociale o di grave deprivazione materiale: la media italiana è del 28,7% di famiglie a rischio, ma con differenze abissali fra nord (17,4%), centro (24%) e sud (46,4%). Secondo la Strategia Europea 2020 si viene considerati al di sotto della soglia di povertà quando il reddito annuo della famiglia sia inferiore a 9.508 euro (ma la cifra cambia in base al numero di componenti della famiglia); si parla invece di uno stato di “forte deprivazione materiale” quando si rientra in almeno quattro di nove parametri, che comprendono l’essere in arretrato con il pagamento di bollette, rate di un mutuo o di un prestito, non potere riscaldare adeguatamente l’abitazione, non potere sostenere spese impreviste di 800 euro, non potersi permettere un pasto proteico almeno una volta ogni due giorni, almeno una settimana di vacanza l’anno fuori casa, un televisore a colori, una lavatrice, un’automobile e un telefono. Il rischio aumenta con l’aumentare del numero di figli: il tasso di povertà sale al 48,7% per coppie con tre o più figli.
Per quanto riguarda i redditi, la media in Italia è di poco meno di 30.000 euro annui, ma oltre la metà delle famiglie del nord non sale sopra i 24.000 euro; al sud, invece, a stento si superano i 20.000 euro, e infatti il 37% circa delle famiglie più povere vive nel Mezzogiorno.
Rispetto alle rilevazioni del 2009 i dati sembrano abbastanza stabili, ma sembra aggravata la situazione dei “working poor”, ovvero dei lavoratori a bassa intensità di reddito, che è in aumento.
L’analisi Istat conferma poi un altro dato: l’importanza del livello di istruzione. Quattro famiglie su dieci, se chi porta reddito è laureato, si posizionano nel 20% delle famiglie più ricche. Un dato, questo, che dovrebbe far riflettere i legislatori (e ognuno di noi) sul potenziamento dell’istruzione e della scolarizzazione nel nostro Paese.

Rapporto Istat su povertà ed esclusione

(christian azzara)



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