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La denuncia del Gruppo Abele: “Droghe, obiettivi non raggiunti”

27 Apr La denuncia del Gruppo Abele: “Droghe, obiettivi non raggiunti”

27.04.2011 | Redattore Sociale

Milano – A due anni di distanza, gli obiettivi stabiliti dalla conferenza nazionale sulle droghe di Trieste del marzo 2009 “non sono stati raggiunti”. E’ il commento di Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, alla vigilia del convegno “Droga, è tempo di riparlarne”, organizzato dall’associazione di Torino e che si svolgerà il 28 e il 29 aprile presso la Fabbrica delle “e” a Torino.”Non è stato risolto il ginepraio di contraddizioni sulla normativa e non si è completata la trasformazione dei progetti sperimentali in servizi strutturali e permanenti -spiega Leopoldo Grosso-. Ancora stiamo aspettando i livelli minimi di assistenza per la riduzione del danno”.
Uno dei nodi relativi alla normativa, ad esempio, è quello di offrire ai detenuti tossicodipendenti che hanno accumulato fino a sei anni di pena la possibilità di beneficiare di misure alternative. Un beneficio che però viene annullato dalla cosiddetta “ex Cirielli” che impedisce ai recidivi (e la maggiorparte dei tossicodipendenti lo sono) di accedervi.
Una situazione cui si aggiungono i tagli imposti dalla finanziaria che hanno ridotto la spesa sociale. Una situazione che, ad esempio, rende molto più difficili gli inserimenti lavorativi delle persone con problemi di dipendenza. “Tagliando i fondi ai servizi si riducono anche gli invii in comunità, che possono costare anche 3mila euro al mese per persona -aggiunge Grosso-. Paradossalmente, ci sono le liste d’attesa per accedere alle comunità perché non ci sono i soldi per pagare le rette”.
Il convegno “Droga, è tempo di riparlarne a 35 anni dall’approvazione della legge 685″ si svolgerà presso la “Fabbrica delle 2″  (corso Trapani, 91/b) a Torino (vedi lanci successivi). Sarà un’occasione per fare il punto sull’evoluzione del fenomeno della tossicodipendenza e del consumo di sostanze stupefacenti in Italia e vedrà la partecipazione, tra gli altri, di don Luigi Ciotti, Salvatore Natoli, Piero Badaloni, Leopoldo Grosso, Ambros Uchtenhagen.

Milano – Fare il punto su dipendenze e consumi, a 35 anni dall’approvazione della legge 685, la prima a considerare il consumatore di droga una persona da aiutare e non un criminale da punire questo l’obiettivo del convegno “Droga, è tempo di riparlarne”, promosso dal Gruppo Abele di Torino (vedi lancio precedente). Un fenomeno che ha subito grandi cambiamenti, innanzitutto “il passaggio dalla dipendenza al consumo” spiega Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele. Se negli anni Novanta la droga più diffusa era l’eroina (poche persone che consumano molto) oggi la situazione vede una maggiore diffusione del consumo delle cosiddette “droghe da prestazione (anfetamine, metanfetamine e cocaina): “Tante persone che consumano leggermente meno. La cocaina viene tagliata e, in questo modo, se ne abbassa il prezzo. Così è diventata accessibile a un pubblico molto più ampio”, spiega Grosso. Senza però intaccare i guadagni dei narcotrafficanti che hanno giocato un ruolo fondamentale nel determinare il cambiamento delle modalità di consumo.”Apparentemente è finito l’allarme sociale sulla tosicodipendenza, così come quello sull’Aids -commenta Leopoldo Grosso-. Questo avviene perché l’uso delle sostanze è entrato in parte nelle maglie della compatibilità del sistema. E addirittura per certi versi è funzionale al sistema stesso”. Cocaina e anfetamine, rientrano infatti in quella categoria di sostanze stupefacenti che sono finalizzate all’integrazione e al divertimento, a star bene con gli altri e non (come avveniva per l’eroina) alla straniazione e all’emarginazione. “Cannabis, anfetamine e metanfetamine, cocaina danno meno dipendenza. Ed è possibile lungo periodo di consumo controllato -spiega Leopoldo Grosso-. Non a caso i primi cocainomani giunti ai servizi sono arrivati dopo diversi anni di consumo della sostanza. E non necessariamente per problemi sanitari, che pure ci sono, ma perché avevano il conto in banca in rosso”. Altro tema che verrà messo al centro della discussione: la riduzione del danno. “Oggi queste politiche sono in ribasso, il governo non ne vuol sentir parlare -commenta Leopoldo Grosso-. C’è una forte resistenza ideologica nei confronti della riduzione del danno, come se questo approccio fosse in contrapposizione alla cura e alla riabilitazione”. Invece, spiega il vicepresidente del Gruppo Abele, si tratta di due realtà complementari. E i progetti di riduzione del danno (ad esempio la somministrazione controllata di metadone o la distribuzione di siringhe) permettono di creare e mantenere un legame con chi, diversamente, non si rivolgerebbe mai ai servizi. “Spesso, le persone incontrate per strada hanno poi sviluppato la volontà di curarsi”, spiega Grosso. Non a caso la politica europea di lotta alla droga si basa sui cosiddetti “Quattro pilastri”: azione politica, lotta al traffico di stupefacenti, prevenzione e riduzione del danno.



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