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La frontiera liquida

03 Oct La frontiera liquida

frontiera_liquidaOggi ricorre il secondo anniversario dal naufragio di Lampedusa in cui persero la vita almeno 366 persone. In questa giornata a Lampedusa si ricordano quelle vittime, assieme a tutte quelle dei naufragi, su cui non è possibile avere una stima certa. Certi sono però i corpi senza vita recuperati nel Mediterraneo: 2600 nei primi sei mesi del 2015. Si stima che siano circa 60 milioni gli uomini e le donne migranti profughi sul nostro pianeta. Nei 28 paesi dell’Unione Europea (un continente che rappresenta, nonostante la crisi, l’economia più ricca del mondo e che viene descritto come assediato e invaso dal flusso migratorio) nel 2014 le domande d’asilo sono state 626mila. Appena l’1 percento di quei 60 milioni di persone che sono costrette all’esilio da guerre e persecuzioni. Domani, 4 ottobre, al Festival di Internazionale a Ferrara, sarà presentato il nuovo video realizzato e prodotto dalla campagna LasciateCIEntrare – Mai più Cie, con le immagini del fotografo Massimo Sestini, vincitore del Word Press Photo 2015 per lo scatto del barcone dei migranti al largo delle coste libiche, e alcune riflessioni dello scrittore e poeta Erri De Luca  a commento delle immagini.
Quelle immagini, di vite ai margini e di vite spezzate, pesano sulle coscienze di tutti. E dovono farci dire basta: ai trafficanti di morte, ai venditori di illusioni, a chi su quelle morti fa propaganda. Basta a chi cerca scorciatoie con leggi che negano diritti, alimentano illegalità e disperazione. Alla politica chiediamo un atto di coraggio: abbandonare la facile strada del consenso per imboccare quella difficile ma feconda della giustizia sociale. Una politica che sia capace di trasformare quelle paure in speranze. Nessuno, sull’immigrazione, ha la ricetta in tasca. Ma il forte elemento multietnico della nostra società – una realtà di fatto, piaccia o dispiaccia a qualcuno – ci impone di trovare il difficile punto di equilibrio tra accoglienza e legalità. E’ in gioco lo sviluppo sociale, economico e culturale di un Paese che è stato migrante, che ha proteso in passato le sue mani trovandone altre pronte ad afferrale.

Abbiamo amato l’Odissea, Moby Dick, Robinson Crusoe, i viaggi di Sinbad e di Conrad. Siamo lettori di corsari e di navigatori. Cosa ci fa difetto per non stare con gli acrobati di oggi? Saltatori senza asta sopra fili spinati, marciatori della maratona dei deserti, accatastati in viaggio nelle camere a gas delle stive, in celle frigorifero, in container, legati ai semiasse di autocarri? (Erri de Luca, Mediterraneo. La nostra Frontiera liquida)

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