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La giustizia sociale ai tempi dell’austerity

14 Jan La giustizia sociale ai tempi dell’austerity

testata_sito_miseria_ladraLa questione meridionale è ancora di straordinaria attualità. E non solo a livello italiano. Dai dati del Social Justice Index 2014 emerge infatti che esiste un’Europa a due velocità non solo per quanto riguarda la crescita economica, ma anche nel campo dell’inclusione sociale. Il Social Justice Index misura la giustizia sociale ed è costruito su sei diversi parametri: la prevenzione della povertà, l’equità dell’istruzione, l’accesso al mercato del lavoro, la coesione sociale e la non discriminazione, la salute e infine la giustizia intergenerazionale. Con un indice da uno a dieci, i primi della classe risultano essere, ancora una volta, i paesi scandinavi: Svezia (7,48), Finlandia (7,13), Danimarca (7,06) e Norvegia (6,96).  Male l’Italia (4,70), al 23esimo posto su 28, seguita solo da Ungheria (4,44), Bulgaria (3,75), Romania (3,69) e Grecia (3,57).
Nella maggior parte dei parametri presi in considerazione il nostro Paese è sotto la media europea e conquista un triste primato per i Neet (ovvero i giovani tra i 20 e i 24 anni che non studiano e non lavorano) che raggiungono quota 32%, dato più alto tra tutti i 28 paesi membri. Negli ultimi cinque anni il numero dei Neet italiani è aumentato del 10% passando dal 21,6% del 2009 al 32% del 2014.
Sebbene con le dovute differenze, occorre sottolineare che l’indice di giustizia sociale registra un trend negativo in tutti i paesi, un risultato imputato alle politiche di austerity e di alle riforme per la stabilizzazione economica e finanziaria. Anche i tagli a settori strategici come l’istruzione e il welfare non possono che peggiorare la situazione. Secondo gli autori dello studio, se la situazione non verrà sanata è l’intera visione di Unione Europea a risultare a rischio.
Il Social Justice Index è realizzato dalla fondazione tedesca Bertelsmann Stiftung e della London School of Economics e si inserisce nel più vasto progetto di ricerca Social Inclusion Monitor Europe (SIM Europe).
Il contrasto alla diseguaglianza sociale è protagonista anche della campagna Miseria Ladra, realizzata da Libera e dal Gruppo Abele. L’obiettivo: rendere illegale la povertà. Le proposte per raggiungere questo scopo sono articolate non solo a livello locale e nazionale, ma anche in ambito europeo.

Chiediamo alle istituzioni comunitarie di abbandonare l’austerity e lanciare un programma di investimenti pubblici per la transizione ecologica e l’occupazione, finanziati con i proventi di una tassazione che colpisca le speculazioni finanziarie. Altre armi per combattere la povertà sono il reddito minimo e l’implementazione delle politiche che favoriscano il diritto allo studio. Importanti risorse potrebbero essere generate dalla confisca dei beni ai corrotti e dal riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Infine, un’Europa senza povertà deve essere un’Europa di tutti: per questo occorre garantire il diritto di voto ai migranti e ratificare la Convenzione Onu del 1990 che ne tutela il lavoro.

(deborah ferrara e valentina casciaroli)



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