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“La pedata di Dio”, un film sul “noi” e… su di noi

13 Jun “La pedata di Dio”, un film sul “noi” e… su di noi

la_pedata_did_dio_bigSi chiama La pedata di Dio, prendendo in prestito un’espressione che don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, utilizza per stimolare un impegno capace di saldare “cielo” e “terra”, Vangelo e Costituzione. È il documentario prodotto da Arcoiris.tv e realizzato da Tommaso D’Elia, Silvia Bonanni e Daniela Preziosi. Un viaggio dal Nord al Sud d’Italia che mostra i volti e le esperienze di chi lavora per costruire percorsi di giustizia sociale e legalità, per dare nuova vita ai beni confiscati alla criminalità, per affermare i diritti degli “ultimi”. Abbiamo intervistato il regista, Tommaso D’Elia, su questo suo ultimo lavoro, divulgato gratuitamente on line su www.arcoris.tv

Come nasce l’idea di una produzione dedicata alle nostre realtà? 
La proposta è giunta da Arcoiris a luglio dello scorso anno. Naturalmente, conoscendo don Ciotti, il Gruppo Abele e Libera, ho accettato immediatamente, anche perché le tematiche affrontate da queste due realtà sono quelle che più mi interessano nella produzione dei miei lavori. Seguire le mille facce del contrasto alla povertà e della lotta alle mafie non è stato semplice. Abbiamo iniziato a ottobre del 2010 e finito a maggio del 2011. Pensavamo che per raccontare questo mondo fosse  sufficiente trascorrere qualche giornata con don Ciotti, accompagnandolo nelle sue numerose attività. Ma dopo i primi contatti ci siamo accorti che dietro alla sua figura, importantissima, si trova una rete di progetti e di persone più estesa e fitta di quanto ci si possa immaginare.

Il tuo film presenta le attività e i principali ambiti di impegno del Gruppo Abele e della rete nazionale contro le mafie Libera. In che modo un film, una canzone o altre forme d’arte possono contribuire a sviluppare coscienza sociale?
Pochi giorni fa mi trovavo a Palermo per presentare l’anteprima del film. Lo abbiamo fatto nel quartiere di Albergheria, un quartiere ad alta densità mafiosa. Dopo la presentazione, organizzata da Libera Palermo, ci sono stati dibattiti e concerti. La gente ha discusso, si è incontrata, conosciuta; i giovani, che sono intervenuti numerosissimi, si sono divertiti e hanno seguito con interesse l’iniziativa. Credo che l’arte abbia una funzione propedeutica nella comprensione di argomenti così complessi come il contrasto alle mafie, ma penso che sia anche qualcosa che mette in moto relazioni sociali, favorisce riflessioni e confronto tra idee diverse.

Per realizzare questo lavoro hai incontrato molte persone, dal sud al nord d’Italia. C’è una storia o un particolare che ti ha colpito più di tutti?
Al di là delle vittime di mafia che raccontano storie personalissime e toccanti, l’episodio che più mi ha colpito è stato quello dell’apertura del presidio Libera in Abruzzo. È una storia che poco si conosce, nonostante la sua grande importanza: un piccolo gruppo di giornalisti della Marsica ha fatto un lavoro preziosissimo di monitoraggio e denuncia delle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione del dopo terremoto, dando visibilità a quanto stava accadendo. Storie di gente normale che dinnanzi a un dramma come quello del terremoto si rimbocca le maniche e riesce anche a risvegliare le coscienze, ad avere la forza e il coraggio di denunciare.

La pedata di Dio è un film “corale”, dove tanti volti e tante voci raccontano allo spettatore la propria esperienza e il proprio lavorare insieme per riaffermare i diritti e la giustizia sociale. Credi che questa volontà di “fare gruppo” per il bene comune in Italia sia ancora sentito come un valore?
A dispetto delle apparenze, credo di sì. Credo che esistano molte brave persone per cui la solidarietà e l’impegno civile sono un modo di vivere. Soprattutto sono fiducioso rispetto alle nuove generazioni, perché rappresentano il collante tra diversi esperimenti di “coralità” e di lavoro in rete in Italia. Il problema è a livello politico: c’è uno scollamento notevole tra la cittadinanza e la classe politica e ritengo sia necessario lasciare campo libero alle energie giovanili perché si sviluppino, superando lo stagnamento in cui ci sembra di vivere. Deve poter emergere quella parte sana e vitale del Paese che riconosce il valore del ‘bene comune’ e che per esso si batte.
Arcoiris.tv
(toni castellano)



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