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La riforma della Sanità non può più attendere

28 Feb La riforma della Sanità non può più attendere

Ritardi nei pagamenti, tagli orizzontali, incertezza sul futuro e arretratezza della normativa che regolamenta il settore. Questi i punti su cui gli enti del privato sociale fornitori di servizi sanitari e socio assistenziali non possono più transigere per continuare il proprio lavoro. Per questo motivo una serie di sigle raccolte nel Comitato interassociativo che rappresenta gli operatori del privato sociale e imprenditoriale accrediti presso Asl e Servizi sociali della regione Piemonte ha chiesto un incontro urgente con l’assessore regionale per la Tutela della Salute Paolo Monferino. Un punto essenziale da cui partire per una riorganizzazione del sistema, ormai improcrastinabile.
Pino Maranzano, referente per il Gruppo Abele e presidente del Ceapi, una delle sigle che ha firmato la richiesta di convocazione per Monferino, chiedendo risposte in tempi brevi spiega: “Le fasce deboli devono avere ciò che spetta loro di diritto, e cioè un servizio pubblico di cura e assistenza adeguato ai proprio bisogni. L’erogazione di questi servizi da troppo tempo risente di una mancanza di programmazione e questo non consente una messa in rete efficace delle risorse, pubbliche e private. Se a questo si sommano gli eccessivi ritardi nel pagamento da parte delle Asl, si capisce come tutto il sistema ne risenta, a partire da chi usufruisce dei servizi, fino ad arrivare agli operatori che lavorano in questo settore”. A preoccupare una parte del comitato è anche la mancanza di un monitoraggio sui dati di servizio e di una programmazione adeguata: “finché non ci sarà un budget regionale che assegna le risorse in maniera strutturata e definita per ogni singolo servizio – prosegue Maranzano – non vediamo possibilità di miglioramento all’orizzonte” . Perché non vengano meno i diritti alla salute e all’assistenza delle persone più fragili, gli enti del privato sociale chiedono che sia approvato al più presto un nuovo Piano socio sanitario regionale e di essere coinvolti insieme agli attori pubblici anche nella fase di programmazione delle politiche che riguardano le loro attività, portando le loro competenze e la loro esperienza quotidiana sul campo.

 Leggi la lettera del comitato



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