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Lacerazioni sono un regalo alle mafie

23 May Lacerazioni sono un regalo alle mafie

23.05.2014 | Ansa

Palermo – “Questa violenza verbale nell’antimafia è una ferita profonda, non ci si può dividere. Stiamo facendo dei grandi regali ai mafiosi e a chi ha scelto l’illegalità. E’ il noi che vince. Non voglio più sentire parlare di antimafia. Essere contro le mafie dovrebbe essere un fatto di coscienza, non una carta di identità”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, a Palermo per il 22esimo anniversario della strage di Capaci.

Palermo – “Le mafie stanno approfittando della crisi economica e finanziaria. C’è una mafiosità diffusa che è il vero patrimonio delle mafie. Ancora non riusciamo ad avere una legge completa contro la corruzione, perché ci sono troppi interessi in gioco”. Lo ha affermato don Luigi Ciotti, intervenuto a piazza Politeama, a Palermo, in occasione del 22esimo anniversario della strage di Capaci. Il fondatore di Libera ha ribadito le criticità nella gestione dei beni confiscati: “C’è un grande ritardo – ha detto – scontiamo due anni di stallo, il governo Letta aveva fatto un ottimo lavoro, ora bisogna fare in fretta. Il prefetto Caruso ha lottato per chiedere ciò che non e’ stato ancora fatto”. Infine una richiesta in nome delle vittime di mafia e dei loro familiari: “Tanti poliziotti sopravvissuti alle stragi che erano nelle altre auto di scorta hanno avuto la vita stravolta da questa esperienza – ha detto – questo Paese deve ricordarli con riconoscenza, alcuni di loro hanno il senso di colpa di essere rimasti vivi. Mi auguro che sulla nave della Legalità il prossimo anno ci sia un altro striscione con tutti i nomi e le foto degli agenti, morti per la stessa ragione di Falcone e Borsellino, per la libertà e la democrazia del nostro Paese, perché il primo diritto di ogni persona è quello di essere chiamato per nome. La ricerca della verità – ha concluso don Ciotti – deve impegnare le nostre coscienze”.

Palermo – “La mafia? È un problema mondiale, coinvolge i Paesi del Sudamerica, la Colombia, il Cile. Falcone, per quelli come me, era un eroe che lottava per la giustizia. È un onore essere qui a ricordarlo, gli siamo tutti riconoscenti”. Così Lidia Del Mar, 17 anni, origini colombiane, arrivata a Palermo da Washington Dc. Lidia fa parte di un gruppo di studenti americani giunti a Palermo per ricordare, 22 anni dopo, le vittime della strage di Capaci. Un serpentone colorato di più di mille ragazzi oggi è sbarcato dalla nave della legalità organizzata come ogni anno dalla fondazione Falcone e dal Miur. Alcuni di loro hanno raggiunto i villaggi della legalità allestiti a piazza Politeama e alla Magione dove ad accoglierli hanno trovato studenti da ogni parte di Italia. Lungo gli stand e sulle pareti campeggiano i loro lavori, frutto di un percorso educativo che oggi segna una tappa fondamentale. Alla Magione, dove ci sono più di 300 studenti da Catania, oltre 50 da Corleone, e dove ad animare la piazza c’era il comico Sasà Salvaggio, l’impegno si salda con l’educazione all’ambiente attraverso i progetti portati avanti con il corpo Forestale: si riflette sulla Terra dei fuochi, sul contrasto alle ecomafie, ci sono anche gli studenti delle scuole Falcone e Sciascia dello Zen di Palermo che hanno partecipato al progetto di sensibilizzazione ‘Piantiamola’. In piazza Magione è presente anche il ‘Centro studi Paolo Borsellino’ per dare informazioni sulla seconda edizione del concorso “Il fresco profumo di libertà”, in ricordo del giudice Paolo. Al Teatro Politeama si alternano concerti a interventi, mentre fuori, in piazza, campeggiano i disegni e i messaggi lasciati dai ragazzi su un muro dei pensieri allo stand di Libera, ma anche le loro risposte sul pizzo e la percezione del fenomeno mafioso in un videobox dove in tanti hanno registrato una testimonianza della propria partecipazione. Centinaia gli studenti presenti che hanno aderito con Libera a un progetto Pon sulla dispersione scolastica. A salutarli c’era don Ciotti, che ha ricordato le criticità nella gestione dei beni confiscati, il ritardo nella lotta alla corruzione e che ha ammonito: “La lotta alla mafia sia un fatto di coscienza, non una carta di identità, altrimenti si fa un grande regalo ai mafiosi. La ricerca della verità deve impegnare le coscienze di tutti”.

Palermo –  “C’è bisogno di scuola, di istruzione per avere un vero strumento di riscatto, di ripresa per il Paese. Ma non basta. A voi ragazzi dico siate esigenti, intransigenti non solo con chi vi sta intorno, ma anche con voi stessi”. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, dall’aula bunker dell’Ucciardone ha invitato gli studenti presenti in sala, arrivati a Palermo da tutta Italia per l’anniversario della strage di Capaci, e idealmente tutti i giovani, a non crearsi alibi. “Ci sarà sempre un test di medicina da superare nella vita” e “iniziative come questa, di educazione alla legalità – ha esortato – devono continuare certamente nelle classi, ma anche nella vita e nelle nostre coscienze” perché “la mafiosità diffusa é il nemico più pericoloso”. Il contributo della scuola c’é. Quest’anno il concorso bandito dal ministero in vista dell’appuntamento del 23 maggio aveva un tema, “Economia e legalità”, che l’attualità della cronaca, gli arresti legati all’Expo soprattutto, hanno enfatizzato. “E’ importante far capire – ha spiegato Maria Falcone -quanto è importante vigilare sulla finanza perché è attraverso il denaro sporco che si possono rintracciare i vertici mafiosi”. E i ragazzi, almeno quelli imbarcati sulla nave della legalità, lo hanno capito, a giudicare dall’interesse con il quale ieri, fino a notte fonda, hanno ascoltato le parole del presidente del Senato, Piero Grasso, del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, della presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, di don Luigi Ciotti. “La scuola é presidio di legalità”, “il grande nemico della mafia è l’ignoranza”, “la missione della scuola, come quella della magistratura, ha un unico obiettivo, generare la coscienza civile di un popolo”. Compiti altissimi per i quali, però, non bastano le parole. “Il mondo dell’istruzione è un esercito di 13 milioni di persone – tra studenti e insegnanti, di scuola e dell’università – un esercito che ha una potenza straordinaria ma bisogna dargli quello che non ha avuto in vent’anni, cartucce, tende da campo, possibilità di muoversi” ha chiesto il ministro Giannini che già ieri, a Civitavecchia, alla presenza del Capo dello Stato, aveva sollecitato “mezzi, sostegno e fiducia”. “Sono mancati negli ultimi anni, diciamocelo con onestà intellettuale”. E quindi bisogna rimediare “come stiamo facendo ora, ma – ha concluso – andando oltre l’edilizia scolastica”.



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