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Lavoro minorile, un problema anche nostro

14 Jun Lavoro minorile, un problema anche nostro

Sono 215 milioni, nel mondo, i bambini e gli adolescenti che lavorano. Di questi, ben 115 milioni svolgono pratiche pericolose, soprattutto nel settore agricolo. A dirlo è un rapporto dell’Ilo, International labour organization, che utilizza una serie di studi per indicare come ogni minuto un bambino che lavora sia vittima di un incidente, di una malattia o ancora di un trauma psicologico legato alla sua attività professionale.
Sebbene il lavoro minorile riguardi soprattutto zone del mondo non sviluppate, anche l’Occidente risulta interessato da questo problema: in Italia, per esempio, dal 2006 a oggi, su 8700 episodi di sfruttamento sul lavoro, quello minorile ha riguardato il 7% dei casi, che tradotto vuol dire oltre 600 segnalazioni. Save the children, rifacendosi a un rapporto del 2002 sul fenomeno, parla di 500.000 ragazzi tra i 5 e 17 anni coinvolti nel nostro Paese in attività lavorative di vario tipo.
Il 12 giugno scorso si è celebrata la giornata mondiale contro il lavoro minorile. Il Telefono Azzurro, che da anni si occupa di questa problematica, ha sollecitato un piano d’azione per arginare l’uso dei minori nelle pratiche professionali. Secondo l’associazione, che gestisce il servizio 114-emergenza infanzia, le azioni più urgenti da fare sono relative al monitoraggio della dispersione scolastica e all’accesso all’istruzione, che deve essere garantito a tutti i bambini, italiani e stranieri. È proprio laddove mancano le risorse economiche, dove esistono carenze infrastrutturali e abbonda il degrado familiare e sociale, dove prolifera la criminalità organizzata e i tassi di disoccupazione e povertà sono più alti, che si annida lo sfruttamento minorile.  Vere e proprie forme di schiavitù che vanno dall’accattonaggio alla prostituzione e interessano in larga misura giovani di nazionalità straniera, obbligati a lavorare per sostenere la famiglia. In Italia sono le aree del Mezzogiorno e del Nord-Est quelle in cui si verifica il maggior numero di casi. La prima, investita dall’immigrazione clandestina, anche a causa della situazione nordafricana, assiste all’arrivo di moltissimi minori non accompagnati che più facilmente diventano vittime di abusi. La seconda, invece, ospita da decenni le popolazioni nomadi provenienti dall’ex-Jugoslavia, spesso inclini a far lavorare i componenti della famiglia fin dalla tenera età.
Ma non solo i bambini stranieri sono vittime di questa speculazione. Sono circa 1.000, in Italia, i minori identificati come vittime di tratta. Gli italiani considerati più “a rischio” sono quelli che fanno parte di una famiglia con un solo genitore o di un nucleo familiare con più bambini, e che vivono in un territorio con un alto tasso di disoccupazione, appartenenti a famiglie monoreddito o con un reddito inferiore al 50% della media nazionale. E le risorse destinate alla lotta al lavoro dei bambini, come denuncia anche Telefono Azzurro, continuano ad essere pericolosamente tagliate.

(toni castellano)



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