About Us

Le precisazioni di Grosso sul documento del Dipartimento per le politiche antidroga

20 Jul Le precisazioni di Grosso sul documento del Dipartimento per le politiche antidroga

Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, precisa la posizione dell’associazione sul documento redatto dal Dipartimento per le politiche antidroga e sulle modifiche apportate dal governo sulle politiche di riduzione del danno

Già verbalmente, durante le riunioni di stesura e successivamente con una serie di mail (del 4-11-23-25 giugno 2009), in qualità di componente del gruppo di lavoro ho fatto presente le difficoltà a sottoscrivere il documento che, nonostante le difficili negoziazioni ed alcuni risultati positivi raggiunti, manteneva un forte carattere ideologico. Questo aspetto era particolarmente confermato dall’insistenza nel voler inserire, nonostante la contrarietà della maggioranza degli interventi, l’addendum contenente tutte le preclusioni ad alcuni interventi di riduzione del danno che non sarebbero comunque rientrati nella proposta dei Lea. Essendo totale la divergenza sul pill testing, sale da iniezione e somministrazione controllata di eroina, si era convenuto che tale parte dovesse rimanere fuori dal documento poiché tali interventi al momento non condivisi e quindi non proponibili da parte di un’azione di governo.
Il documento intendeva mettere a fuoco una bozza relativa ai livelli essenziali di assistenza degli interventi di riduzione del danno, in modo da superare le disomogeneità ancora esistenti in molti territori del Paese e trasformare da progetti a servizi la maggior parte degli interventi a bassa soglia.
Tale bozza voleva costituire la premessa e la base di discussione per un confronto con le Regioni (i soggetti che, in base alla riforma del Titolo Quinto della Costituzione, hanno competenza in materia). L’iter successivo auspicato della “bozza” sarebbe stato un possibile accordo Stato-Regioni e, in quanto tale, un esito legislativo fino ad oggi mai perseguito ed ottenuto.
E’ noto che la posizione delle regioni si attesta su un diverso presupposto: il governo doveva procedere ad un primo tavolo con le Regioni ed eventualmente allargarlo alla presenza delle rappresentanze dei Servizi. Essendo, quali componenti della Consulta, invitati a redigere la proposta governativa, ci è sembrata cosa utile partecipare alla stesura del documento inteso come atto preliminare, bozza di una discussione interistituzionale da cui successivamente le rappresentanze dirette degli operatori sarebbero state escluse.
I lavori, durante la stesura del documento, hanno consentito di chiarire tutta una serie di equivoci rispetto ad alcuni contenuti e procedure degli interventi di riduzione del danno.
A lavoro terminato si ritiene che l’accordo raggiunto, al di fuori dell’addendum, nonostante l’enfatizzazione di alcune premesse che ripropongono aspetti ideologici che non si conformano alle modalità pragmatiche della riduzione del danno, possa rappresentare un’utile base di discussione per il confronto con le Regioni. Alcune divergenze su punti specifici fanno parte del compromesso raggiunto con la negoziazione, nell’obiettivo di arrivare ad una definizione dei Lea nel settore, così come evidenziati negli allegati tecnici. Con l’aggiunta dell’addendum è evidente che l’insieme del documento non era più condivisibile, nonostante la specifica che l’aggiunta fosse a cura del governo e non del gruppo di lavoro. L’intenzione di non voler scorporare in maniera più chiara l’addendum dal documento gli attribuiva un significato complessivo che inficiava totalmente l’equilibrio dell’accordo contenuto nella bozza.
Si è più volte richiesto al responsabile tecnico del Dipartimento, sia a voce che per e-mail, di rendere pubblico il dissenso personale e di altri componenti del gruppo di lavoro in modo che non vi fosse equivoco su chi era d’accordo e chi non era d’accordo sulla configurazione finale del documento. Poiché tali inviti fino ad oggi non hanno ancora avuto risposta, e al momento i partecipanti ai lavori risultano implicitamente firmatari, poiché nell’elenco di apertura del documento stesso, ci sentiamo in dovere di rendere pubblico un dissenso da tempo manifestato.

(leopoldo grosso, vicepresidente del Gruppo Abele)



Facebook

Twitter

YouTube