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Le vittime dimenticate dei femminicidi: i bambini

22 Sep Le vittime dimenticate dei femminicidi: i bambini

222L’ultimo omicidio è avvenuto appena qualche giorno fa, a Ravenna. La violenza sulle donne è così diffusa nel nostro Paese che quasi rischiamo di assuefarci. Se ne discute molto, dappertutto. Eppure c’è un aspetto di questo fenomeno ancora non indagato a sufficienza: le vittime collaterali dei femminicidi. Ovvero, i bambini.
Di loro, infatti, si parla poco anche se sono tanti, anzi, tantissimi: in 15 anni gli orfani di femminicidi sono 1.600, come indica la ricerca presentata a Montecitorio da Switch Off, un progetto europeo coordinato dall’Università di Napoli e dall’Associazione D.i.re.
Otto volte su dieci l’assassino è il loro padre. Dunque, i  minori vittime di femminicidi non sono orfani normali: nella maggior parte dei casi sono infatti orfani due volte poiché hanno perso non solo la mamma ma anche il papà. Nel 30% dei casi di femminicidio, infatti, l’uomo si suicida, oppure è in carcere con responsabilità genitoriale sospesa o decaduta.

Come sottolinea l’indagine, svolta su 136 orfani,  al momento del delitto l’84% dei figli era minorenni e il 40% degli orfani era presente al momento dell’uccisione della madre. E’ pressoché inevitabile, dunque, che sviluppino delle grandi fragilità: mangiano poco, hanno incubi ricorrenti, sono insicuri, hanno paura del buio. Dopo l’omicidio vanno a vivere con i famigliari, zii o nonni materni, e sono quindi costretti a cambiare casa, città, scuola. Non è infrequente che decidano anche di cambiare cognome.
Purtroppo l’affido parentale non prevede coperture economiche, e le famiglie che si prendono cura dei bambini possono avere problemi a coprire le spese legali e di mantenimento: proprio per questo motivo, come emerge dall’indagine, alcuni ragazzi sono stati costretti a trasferirsi nelle case-famiglia.
In otto casi su dieci i bambini hanno assistito prima dell’omicidio a ulteriori episodi di violenza in casa. Quindi, sottolinea il rapporto Switch Off “sono ad alto rischio di disturbo da stress post-traumatico cronico, di suicidio, delinquenza, abuso di sostanze, depressione”.  Eppure il 57% di questi orfani non hanno un sostegno psicologico adeguato, soprattutto dopo che le telecamere si spengono, i processi finiscono e l’attenzione su di loro, inevitabilmente, cala. Ma la loro vita continua.

 

(valentina casciaroli)



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