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Legge Stabilità, Grosso (Gruppo Abele): Sui giochi c’è minimo sindacale

20 Nov Legge Stabilità, Grosso (Gruppo Abele): Sui giochi c’è minimo sindacale

20.11.2014 | Il Velino/AGV News


Le misure sui giochi contenute nella Legge di Stabilità sono “il minimo sindacale o forse al di sotto”. È l’opinione dello psicologo e psicoterapeuta Leopoldo Grosso, vice presidente del Gruppo Abele, l’associazione nata a Torino nel 1965 e fondata da don Luigi Ciotti. “I 50 milioni destinati alla cura e al contrasto del gioco d’azzardo patologico sono pochi – sottolinea Grosso al Velino -, specie considerando che nel testo unico della Commissione Affari Sociali se ne prevedevano 200. I giocatori patologici come prevedibile, vista l’offerta massiccia, stanno aumentando. I soggetti in cura nei Sert sono settemila, un anno fa erano cinquemila, due anni fa tremila. Chi chiede aiuto ai Sert ha un disagio molto elevato, e questi numeri nascondono un sommerso più ampio. Sulla reale dimensione del problema ci sono solo stime. Come Gruppo Abele insieme ad Auser e Libera abbiamo condotto un’indagine sugli anziani che ha evidenziato uno sviluppo della patologia in fortissimo aumento fra gli over 65″.
Il vice presidente del Gruppo Abele fa notare come per il settore “la vera partita si gioca nella Delega fiscale. Lo Stato deve ridurre le contraddizioni e, anche se è una scelta difficile, ridurre le entrate. Finora non ha saputo dosare l’offerta del gioco azzardo, cercando di fare cassa e la situazione gli è scappata di mano. Ora c’è una deregulation totale. E se è vero che le slot sono quelle che ‘agganciano’ di più, è anche vero che in Italia abbiamo il record di vendita dei gratta e vinci. Li vendiamo perfino alle poste e al supermercato”.
A incidere, secondo lo psicologo e psicoterapeuta, è stata anche la pubblicità, quella “oggettiva” dell’offerta massiccia di giochi sul territorio “che contribuisce a creare la domanda” e quella degli spot. “Mi dispiace molto che alcune figure si siano prestate a essere testimonial”. E fa un paragone con il passato: “A Gullit fu chiesto di fare una pubblicità a una birra e lui rifiutò perché disse che non era conforme alla sua cultura sportiva. Sono scelte che vanno oltre le coscienze individuali. La pubblicità diretta e indiretta dei giochi andrebbe eliminata come è accaduto per il tabacco”.
E ancora: “Noi siamo per fare una marcia indietro rispetto a un’offerta così capillare. Bisogna porre dei limiti e dare la possibilità ai comuni di decidere. Le campagne non dovrebbero invitare al gioco responsabile ma dovrebbero essere di prevenzione. La pubblicità “obbligata” è una foglia di fico. Le posizioni devono essere distinte”. A questo proposito Grosso torna sull’accordo che era stato siglato fra la Campagna Mettiamoci in gioco e Confindustria Sistema Gioco: “Non ci piaceva prendere una posizione unitaria insieme a chi lucra sul gioco d’azzardo. Il nostro interlocutore deve essere lo Stato e il governo. Andare insieme con interessi divergenti su obiettivi comuni getta solo confusione”.



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