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Let’s Go, per raccontare la povertà

20 May Let’s Go, per raccontare la povertà

locandinaLet’s Go è un film documentario che racconta la realtà delle nuove povertà attraverso la storia del protagonista Luca Musella, fotografo, operatore, scrittore, oggi esodato professionalmente e sentimentalmente, che ha accettato di mettersi a nudo di fronte alla telecamera della regista napoletana Antonietta de Lillo. Presentato al 32° Torino Film Festival e distribuito da Mariposa cinematografica in collaborazione con Miseria Ladra, la campagna contro tutte le forme di povertà promossa da Gruppo Abele e Libera, il film ha iniziato l’11 maggio il suo tour nei cinema italiani. Abbiamo intervistato la regista.

 

 

Let’s Go descrive un’Italia afflitta da una grave povertà culturale e materiale. Lo fa attraverso gli occhi di Luca Musella, un uomo di successo che all’improvviso perde tutto. Quanto l’amicizia con il protagonista e il fatto di averlo visto personalmente “scivolare” ai margini della scala sociale l’ha aiutata a raccontare meglio il problema della povertà e dell’esclusione?
Il rapporto di amicizia tra me e Luca è stato fondamentale per poter costruire questo film documentario perché Luca non è soltanto il protagonista ma è anche l’autore che insieme a me  ha assunto il difficile compito di raccontare come ci si sente nell’Italia di oggi quando si “cade”. Quello che racconta il film è che cadere, avere una brutta disavventura economica, è normale. Quello che non è normale è che si diventi invisibili, che nessuno riesca ad aiutarci, a partire dalla sfera più intima dei parenti e degli amici fino ad arrivare alla società in senso più ampio. Lo stesso Luca nel film ci fa riflettere sul fatto che anche nel dopoguerra ci siamo trovati a dover ricominciare in un’Italia a pezzi ma in quel caso esisteva un rapporto di solidarietà tra coloro che erano sopravvissuti. Oggi invece quando sei solo, sei completamente solo. Irrimediabilmente.

Quindi, che cosa racconta il film?
Il film non vuole tanto raccontare le vicende personali del protagonista, il suo scivolamento dalla condizione di “uomo del Mulino Bianco” al suo nuovo universo di sottoproletariato fatto di marginalità e clandestinità nella periferia milanese. Il desiderio era piuttosto di raccontare la “resistenza” di Luca – che qualcuno ha definito un combattente gentile -, la sua capacità di non arrendersi al rancore e di andare avanti cercando anche il buono della sua nuova vita e di un mondo in cui nel momento di difficoltà ha trovato anche accoglienza, amicizia, solidarietà. Luca diventa così esempio di chi combatte per non perdere la speranza e ci insegna la dignità. Nell’Italia di oggi c’è una crisi economica ma a questa si accompagna sotto traccia una crisi etica, morale, per cui chi cade deve affrontare il senso di colpa di cui la società lo carica: come se fosse un fallito. Molti di noi in questi anni si sono sentiti Luca.

In un momento storico in cui le arti visive di maggior successo sono
commedie, cosa significa realizzare e diffondere un prodotto di denuncia?​
Vuol dire fare un cinema di resistenza che ha come scopo primario quello di fare cultura, di esprimersi e intervenire sulla realtà. Fare un cinema che sia sguardo sulla società e che sappia vedere al di là del reale per suggerire possibili antidoti.

Da dove nasce la collaborazione con la campagna di Libera e del Gruppo Abele, Miseria Ladra?
Nasce dalla mia ammirazione e dal mio legame con Libera – con cui abbiamo collaborato anche sul primo film partecipato Il pranzo di Natale, dalla convinzione che l’associazione fondata da Don Ciotti faccia un lavoro straordinario e più in generale che oggi le associazioni coprano un vuoto enorme: quello della politica. Miseria Ladra di Gruppo Abele e Libera è un progetto nel quale Let’s Go si riconosce perfettamente. Quello che è auspicabile – e che in parte si sta realizzando proprio grazie a questa campagna – è l’unione di associazioni, cinema, teatro e politica per cercare un cammino comune per un mondo migliore. Il film inizia con una scena che mi sembra riesca a sintetizzare tutto il lavoro. Siamo a Milano, vicino al Duomo. E’ Natale. In mezzo alla strada c’è un uomo, un vagabondo, che cammina avanti e indietro, si toglie la giacca, posa a terra delle buste che ha in mano, poi le riprende, si rinfila la giacca. Si capisce che vaga, non sa dove andare. Un fiume di gente gli passa davanti ma nessuno lo vede, nessuno lo guarda. Indifferenza. Per questo è importante il messaggio di Misera Ladra, perché sulla crisi e sulla povertà si vince ma insieme.

(delia coroama)


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