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L’evasione fiscale e i servizi che si estinguono

03 Jun L’evasione fiscale e i servizi che si estinguono

In soli tre anni i fondi per le politiche sociali hanno subito un calo pari quasi all’80%: due miliardi in meno da destinare ai progetti e ai servizi per le fasce deboli. Eppure i soldi ci sono. O meglio, ci sarebbero: solo nel 2008 l’evasione fiscale italiana ammontava a 275 miliardi di euro.
Secondo il gruppo di lavoro dell’Istat sull’Economia non osservata l’evasione media degli italiani si attesta nel 2010 al 13,5% del reddito dichiarato, circa 2093 euro a contribuente. Questa media cambia notevolmente a seconda dell’area geografica. Nel centro Italia si ha la media più alta: 2936 euro evasi per contribuente; al Nord si parla di 2532 euro mentre al Sud siamo a 950 euro di reddito procapite evaso.
Secondo l’Istat i lavoratori autonomi e gli imprenditori dichiarano il 56,3% in meno rispetto a quanto incassano. Anche i settori si differenziano: nel 2008 il settore agricolo non dichiarava ben il 32,8% dei redditi nazionali, il settore industriale il 12,4% mentre il terziario si attestava sul 20,9%. In assoluto, secondo lo studio dell’Istat, l’evasione più alta  è quella che riguarda i settori alberghieri, i bar, i ristoranti e i servizi domestici. Tra le più compromesse dal moltiplicarsi dei contratti in nero ci sono le madri: le violazioni alla loro tutela economica sono in questo ultimo anno più che triplicate (dalle 406 del 2009 alle 1280 del 2010) così come in aumento sono le ipotesi di reato della tutela fisica delle stesse lavoratrici.
In questo vortice di scontrini non emessi e fatturazioni fasulle il Fisco non è rimasto inattivo. Controlli, accertamenti e sanzioni sono aumentati e sono state migliorate le tecniche di investigazione, ma di pari passo è cresciuto il numero delle violazioni scovate legate agli appalti e alla somministrazione illecita, come anche le sanzioni per il lavoro nero.
Le cifre dell’ economia sommersa rimangono però cifre impressionanti tanto da non poter più etichettare il problema solo come un “diffuso malcostume italiano”.
(toni castellano)



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