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Libere di informare

03 May Libere di informare

Donne e giornaliste, binomio infelice per il nostro Paese. In quanto alla libertà di informare, secondo Reporter Senza Frontiere, quest’anno chi cerchi l’Italia dovrà scorrere sempre più in fondo, fino al posto 61° (eravamo tra i primi 40 nel 2007 e 49° nel 2009) una classifica di 180 Paesi dove Austria, Germania e Svizzera (giusto per guardare ai vicini di casa) si trovano entro i primi 18 Paesi, la Francia è 38°, Hong Kong al 54° posto. Fare giornalismo senza bavaglio è un valore che si paga, a volte anche con la vita: ogni anno sono più di 100 i giornalisti uccisi (uno ogni cinque giorni dall’inizio del 2012) e migliaia quelli imprigionati.
E le reporter? Il Manifesto di oggi, giornata in cui l’Onu celebra la giornata mondiale per la libertà di informazione, fa eco alla denuncia della rete GIULIA (Giornaliste unite, libere e autonome) che dal proprio osservatorio sottolinea come le reporter siano doppiamente a rischio, perché la violenza o lo stupro, accanto alla morte, hanno accompagnato la fine di molte donne che hanno scelto col proprio mestiere di capire e far conoscere verità scomode. L’ultima vittima è della scorsa settimana, Regina Martinez, giornalista messicana della rivista politica Proceso, trovata strangola nella sua casa, uccisa dai narcos. Meno di un anno fa venivano ritrovate, nude in un parco di Città del Messico le croniste e amiche Marcela Yarce e Rocio Gonzalez Trapaga. La Yarce realizzava inchieste sulla corruzione nel Paese. Anna Politkovskaya, giornalista russa autrice di numerosi reportage dalla Cecenia, in prima linea per la difesa dei diritti umani e oppositrice del governo Putin, è stata uccisa a colpi di pistola mentre rincasava. Anastasia Baburova, ucraina, investigava sull’attività di gruppi neonazisti e firmava i suoi pezzi sullo stesso quotidiano della Politkovskaya. Natalya Estemirova, sequestrata e uccisa in Cecenia.  Zakia Zaki, giornalista e proprietaria di un’emittente radiofonica afghana che si batteva per la pace, uccisa con sette colpi di pistola nel 2007. E poi ci sono le vittime di stupro, come Jineth Bedoya, rapita e violentata da una squadra delle FARC colombiane o la giornalista svedese Jenny Nordberg, che subì la stessa sorte in Pakistan. Solo a distanza da anni hanno trovato il coraggio di denunciare.
In questa giornata, il pensiero va a tutti i giornalisti, uomini e donne, che portano avanti con coraggio, dignità e onestà il proprio mestiere. Ai tanti ricordati oggi a Palermo durante la giornata delle memoria per i reporter uccisi dalla mafia e dal terrorismo. Molti di loro ancora aspettano giustizia, a dieci, venti, trent’anni dall morte. E a due donne, in particolare: Ilaria Alpi, giornalista del TG3 uccisa in Somalia nel 1994 e Maria Grazia Cutulli, giornalista del Corriere della Sera, assassinata in Afghanistan undici anni fa.
Anche per loro, la cui vita è stata al servizio di un’informazione libera e trasparente, il nostro diritto ad informare ed essere informati non deve essere imbavagliato, né declassificato.

(manuela battista)



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