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L’impegno sui beni confiscati è “una questione di dignità”

04 Jul L’impegno sui beni confiscati è “una questione di dignità”

polistena_2“L’uliveto bruciato lo sentiamo anche nostro”. Così si apre la bella lettera che un gruppo di volontari ha scritto alla cooperativa Valle del Marro, del circuito Libera Terra, vittima due settimane fa di un grave incendio doloso. Un testo appassionato, che esprime indignazione ma al tempo spesso grande speranza, indirizzato ai lavoratori della cooperativa come ai tanti giovani che proprio su quelle terre – e in altre realtà d’Italia – si apprestano a vivere l’avventura dei campi di volontariato E!state Liberi!. Per dire che il loro impegno non è vano, malgrado il tentativo ricorrente dei criminali di scoraggiare e ostacolare quel tipo di percorso. E che anzi proprio dalla loro responsabilità può partire quella riscossa civile di cui l’Italia ha bisogno per liberarsi delle mafie come di tutte le forme di illegalità e corruzione che le alimentano.
Riportiamo di seguito il testo della lettera.

Ai volontari di ESTATE LIBERI 2011, ai soci della cooperativa Valle del Marro, a don Pino de Masi, a tutti gli amici di Polistena.

Siamo 30 cittadini che la scorsa estate si sono incontrati e conosciuti ad uno dei campi di ESTATE LIBERI presso la cooperativa Valle del Marro. Non viviamo a Polistena, non lavoriamo tutti i giorni nei campi. Non siamo soci della Cooperativa, però l’uliveto bruciato lo sentiamo anche nostro.
Per una sola settimana abbiamo partecipato al lavoro sui terreni della cooperativa, abbiamo imparato e capito molte cose, abbiamo toccato con mano il coraggio di “essere il cambiamento” e conosciuto la bellezza della Calabria dalle testimonianze e dagli incontri di persone giuste, di persone libere e di persone che amano la propria terra, di persone felici. La loro nobiltà e il loro lavoro continuano ad essere una preziosa lezione. Soprattutto, abbiamo instaurato un legame.
Noi, anche se fisicamente distanti, abbiamo continuato a sentirci vicini alla cooperativa in questi mesi e ci sentiamo vicini e uniti nella corresponsabilità particolarmente in questo momento: ci sentiamo tutti quanti colpiti per quello che è successo. Sono stati mandati in fumo cinque anni di duro lavoro, i segni della speranza, della generosità e della legalità sono stati sfregiati dalla vigliaccheria e dal disprezzo verso i frutti della terra e verso gli sforzi di chi li aveva resi possibili. Perché non sono la terra, i semi e l’aratro che creano l’ulivo ma la determinazione, l’energia e la pazienza di chi semina. Senza di esse, più nulla può germogliare.

Vogliamo mandare dunque un messaggio ai volontari che già sono al lavoro e a quelli che presto ci saranno. Dopo un evento del genere è ancora più importante essere presenti sul territorio, ha ancora più valore fare un campo perché è la risposta della società civile che guarda negli occhi la mafia: se restiamo tutti insieme loro continueranno ad avere paura come questo gesto ha dimostrato. Il vostro apporto in questo momento è più fondamentale che mai per mostrare che, nonostante intimidazioni e danni, il lavoro su questi terreni non si può fermare e non si fermerà. Il vostro contributo, il vostro lavoro mostrano che la cooperativa Valle del Marro, e la realtà che essa rappresenta, non è sola ed indifesa di fronte agli attacchi di chi il cambiamento non lo vuole vedere. Siete la prova che la distruzione e le intimidazioni non possono mettere fine ad un progetto che può contare su tante, tante volontà. I soci della cooperativa non sono soli.
Nemmeno voi siete soli. Ci siamo anche noi, ognuno come può. In diversi eravamo a Potenza il 19 marzo, alcuni di noi quest’estate saranno a lavorare in altri terreni confiscati, altri sperano di tornare a Polistena negli anni prossimi, tutti in ogni caso cerchiamo di fare la nostra parte, ogni giorno, lungo le strade che percorriamo e percorreremo, sapendo che, anche se i volti e le storie dei volontari passano, resta il valore del lavoro sulla terra libera che dura nel tempo, perché è il bene comune a perdurare.
Superati il rammarico e lo scoramento, la miglior risposta contro ogni intimidazione è rinnovare l’impegno e l’entusiasmo, con la convinzione che il danno materiale possa trasformarsi in una risposta collettiva sempre maggiore. Questa risposta proviene non dalla solidarietà, bensì dalla corresponsabilità, cioè dalla dimensione del noi che esiste a prescindere dalla lontananza.
Dunque non lasciamo che un gesto vile e infame come l’incendio dell’uliveto di Oppido Mamertina, oltre a compromettere anni di fatica e sudore, bruci anche la dignità e il coraggio di chi, direttamente o indirettamente, ha contribuito fin qui al progetto della cooperativa. Perché sappiamo che i figli della speranza sono la rabbia e il coraggio: la rabbia di questi momenti, che non ha bisogno di essere descritta, e il coraggio di sentirsi responsabili, di mettersi in gioco e di intraprendere percorsi incerti; ma l’anno scorso a Polistena abbiamo anche imparato da Peppino Lavorato, quando uno di noi gli chiese dove avesse trovato il coraggio per andare avanti dopo tanti duri attentati e intimidazioni, che in questi casi non si tratta di una questione di coraggio, ma di una questione di dignità.”

Andrea Mainardi, Arianna Whelan, Bianca Bernardi, Brian Baldassarre, Camilla Ioli, Camilla Mazza, Chiara Ognibene, Christian Rotella, Edoardo Borgomeo, Edoardo Serravalle, Fabrizio Spinedi, Filippo Caliento, Giorgio Colombo, Giovanna De Nicola, Giulia Di Lucchio, Jacopo Mancabelli, Laura Minieri, Livia Morgante, Maria Dore, Marta Morvillo, Monika Pompeo, Paola Notarincola, Roberto Frattini, Signa Schiavo-Campo, Silvia Masiero, Silvia Mingardo, Sofia Bergami, Stefano Gabbiani, Stefano Paglia, Valentina Limonta.



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