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Lo chiamiamo spreco alimentare ma è inciviltà

10 Oct Lo chiamiamo spreco alimentare ma è inciviltà

Il 2 agosto 2016 il Parlamento italiano ha approvato una legge per ridurre gli sprechi alimentari. Lo scopo del nuovo provvedimento è quello di favorire il recupero e la donazione di prodotti scartati dalla filiera agroalimentare per fini di solidarietà sociale. Con Andrea Segrè, professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna, abbiamo approfondito l’argomento.

La legge n. 166/2016, Disposizioni concernenti la donazione e li distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale per la limitazione degli sprechi, è passata facilmente in Camera e Senato, con larghe maggioranze e voto trasversale. Ciò significa che risponde a un’esigenza comune e non politicizzata?
Il tema dello spreco alimentare è certamente bipartisan: nessuno può dirsi a suo favore.  L’attenzione delle forze politiche arriva in un momento di grande interesse mediatico al tema, catalizzato in particolare da tre elementi in ordine temporale.
In primis dalla campagna europea di sensibilizzazione avviata a partire dal 2010 da Last Minute Market Un anno contro lo spreco, che sta alla base della risoluzione del Parlamento europeo del 19 gennaio 2012 sugli sprechi alimentari.
In secondo luogo c’è la Carta Spreco zero, che ha dato vita nel 2015 all’Associazione Sprecozero.net, il percorso realizzato tra il 2013 e il 2015 con il Piano Nazionale di Prevenzione degli Sprechi Alimentari (PINPAS) dal quale è nata una Consulta a cui hanno aderito 136 diverse organizzazioni rappresentative dell’intera filiera agro-alimentare.
Infine Expo 2015 e la Carta di Milano, all’interno della quale è confluita anche la Carta di Bologna contro lo spreco alimentare, un documento internazionale di impegni rivolto in primo luogo ai paesi europei, elaborato insieme al Ministero dell’Ambiente nel corso del PINPAS.
Questa situazione ha determinato, negli ultimi anni, un’incredibile proliferare di iniziative centrate sulla prevenzione degli sprechi alimentari e un’attenzione mediatica senza precedenti. Non è un caso, quindi, che tra aprile e dicembre 2015 siano state depositate in Parlamento ben 7 diverse proposte di legge in materia di contrasto allo spreco alimentare, poi confluite nel testo unificato approvato in prima lettura alla Camera il 17 marzo 2016 e poi approvato definitivamente al Senato il 2 agosto 2016.

La nuova legge si occupa di recupero eccedenze, tutela dell’ambiente, ricerca, formazione e sensibilizzazione sul tema degli sprechi. Sembra una conquista positiva, ma quali sono i suoi lati deboli?
La legge tende a sovrapporre il tema dello spreco alimentare con quello della donazione delle eccedenze. In questo senso si perde in parte quella visione ampia del problema e delle sue possibili soluzioni alla base del percorso del PINPAS. Una visione coerente con quella che da anni, a partire dalla strategia per l’uso sostenibile delle risorse naturali e da quella sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti del 2005, fino ad arrivare al recente pacchetto europeo sull’economia circolare, vede il recupero dei rifiuti e degli sprechi come parte integrante delle strategie volte a dissociare il consumo di risorse e il degrado ambientale dallo sviluppo economico e sociale.

L’hanno soprannominata la Norma del buon samaritano. Davvero incarna lo spirito descritto nel Vangelo su misericordia e compassione al prossimo o coniuga anche aspetti economici, quali il costoso smaltimento di rifiuti?
Con l’espressione Legge del Buon Samaritano in realtà ci si riferisce alla Legge 155/2003 (sulla quale è intervenuta anche la legge 166/2016) , ispirata al Good Samaritan Act, approvato negli Stati uniti nel 1996. Ad ogni modo, la legge 166/2016 introducendo misure di semplificazione e armonizzazione del quadro di riferimento normativo che disciplina la donazione delle eccedenze alimentari in Italia, consente una più ampia diffusione di tale pratica, e al tempo stesso, contribuisce a ridurre lo spreco di risorse naturali (suolo agricolo, acqua, energia etc..) e gli impatti ambientali generati lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti alimentari.

Da anni il suo lavoro cura la tesi di trasformazione dello spreco in risorsa. Ad esempio Last Minute Market, antesignana in questo campo, coinvolge circa una quarantina di città in Italia. Ora, la norma adatta l’idea al resto della nazione. Ma le strutture e la cultura degli italiani sono pronti alla sua attuazione?
Come dicevo il percorso legislativo che ha portato all’approvazione della legge si inserisce in un contesto di grande attenzione sociale e mediatica al tema degli sprechi alimentari. Il momento è quindi particolarmente favorevole per la sua attuazione. Quello che manca in realtà è un quadro di riferimento condiviso per favorire l’integrazione degli obiettivi di prevenzione all’interno della pianificazione territoriale su scala regionale e comunale, oltre alle risorse necessarie per la definizione e l’implementazione delle relative misure. E poi la cultura della prevenzione si attua con buoni programmi scolastici di educazione alimentare e ambientali, come fossero capitoli della nostra educazione civica o alla cittadinanza, come si dice oggi. Studenti di ogni ordine e grado, famiglie, insegnanti: dobbiamo passare da qui per sconfiggere un male che chiamiamo spreco ma che, in realtà, è inciviltà.

(toni castellano)



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